Cop27, la denuncia del sud del mondo: "Chi inquina di più, paghi"

Il tema è caldo, in linea con l'aumento della temperatura globale: a surriscaldare i lavori della Cop27 in Egitto è la ''questione meridionale'', che poggia su una denuncia: è un paradosso - dicono i Paesi del sud del mondo - che chi meno inquina debba far fronte ai danni provocati da tutti gli altri.

La richiesta è dunque quella che le economie più sviluppate paghino per le loro responsabilità legate alla crisi climatica: "L'Africa contribuisce a meno del 3% dell'inquinamento responsabile del cambiamento climatico, ma è la più colpita dalla crisi che ne consegue - ha dichiarato William Ruto, presidente del Kenya - È quindi giusto e opportuno che questa conferenza prenda le misure necessarie per riconoscere le esigenze e le circostanze particolari dell'Africa".

Il primo ministro delle Barbados, Mia Amor Mottley, il cui Paese è sempre più colpito da fenomeni meteorologici estremi, è stata una dei tanti leader a criticare le nazioni industrializzate per aver deluso i Paesi in via di sviluppo.

Mottley ha anche citato la mancanza di aiuto da parte dei Paesi del nord chiamati a contribuire alla transizione verso una tecnologia rispettosa del clima.

"La nostra capacità di accedere alle auto elettriche, o alle batterie, o ai pannelli fotovoltaici è limitata da quei Paesi che hanno una presenza dominante e possono produrre per se stessi. Il Sud globale rimane alla mercé del Nord globale su questi temi" ha detto Mottley.

Le nazioni ricche si erano precedentemente impegnate a stanziare 100 miliardi di dollari all'anno a partire dal 2020 a favore dei Paesi in via di sviluppo, ma finora hanno raggiunto solo 83 miliardi di dollari, secondo le Nazioni Unite.