COP27: passi in avanti sul fondo per i Paesi più vulnerabili

L'accordo di principio sulla creazione di un fondo che compensi i danni e le perdite subite dai Paesi più vulnerabili al cambiamento climatico alla fine potrebbe vedere la luce. Proprio mentre sembrava sul punto di cadere nel vuoto, le trattative stanno registrando significativi passi in avanti.

L'annuncio viene dalla delegazione egiziana che guida le trattative e riaccende le speranze dopo che i negoziatori di Francia e Unione europea erano pronti a ritirarsi considerando lo scarso impegno sul fronte dalla riduzione delle emissioni mostrato dai Paesi destinatari del fondo e il disaccordo sui beneficiari. "Meglio nessuna decisione che una cattiva decisione", aveva dichiarato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Frans Timmermans. "Quel fondo deve essere mirato ai più vulnerabili, a chi ne ha davvero bisogno", aveva dichiarato Timmermans in mattinata.

La Ue vuole che l'accordo sul fondo abbia un'ampia base di donatori e sia legato al mantenimento del limite di 1,5 gradi al riscaldamento globale. Con la prima bozza presentata la presidenza egiziana stava mettendo "in discussione i passi fatti a Glasgow nella COP26 sulla riduzione delle emissioni, secondo la delegazione francese.

Le divisioni però restano anche nell'ambito degli impegni da assumere per limitare il cambiamento climatico. In nessun punto della bozza si riconosce la necessità che la soglia di 1,5 ºC in più rispetto all'epoca preindustriale da non superare entro il 2100 diventi il nuovo riferimento. Secondo il testo agli Stati avranno totale libertà nelle misure da adottare per raggiungere questo obiettivo. Saranno le parti a rivedere e rafforzare individualmente i propri piani d'azione nazionali per il clima per il 2030 e allinearli all'obiettivo dell'Accordo di Parigi, "tenendo conto delle diverse circostanze nazionali".

La bozza afferma che queste iniziative saranno dotate di una tabella di marcia da attuare in modo "non prescrittivo", senza essere "punitive" e sempre "rispettose della sovranità nazionale e delle circostanze nazionali". Inoltre, "non porteranno a nuovi obiettivi o traguardi oltre a quelli concordati nell'Accordo di Parigi" e le loro procedure e scadenze per annunciare i progressi rimarranno quelle stabilite in tali accordi, ogni cinque anni. A opporsi a una modifica della cadenza con cui i resoconti vanno presentati sono stati Cina, Arabia Saudita e Qatar.

Per Luca Bergamaschi, del think tank italiano sul clima "Ecco", la nuova bozza "riafferma gli impegni di Glasgow, con l'aggiunta del riconoscimento delle rinnovabili", che per la prima volta entrano esplicitamente nel documento di una Conferenza per il clima. "In compenso, manca ancora qualsiasi impegno per la riduzione dei combustibili fossili", ha affermato.

I progressi sono stati registrati sul fronte della platea dei destinatari, che verrebbe ristretta rispetto al riferimento più generale ai paesi in via di sviluppo, in cui rientrano India e Cina. Secondo la nuova bozza Pechino invece potrebbe essere inclusa nel gruppo dei donatori del fondo.

I dettagli sono ancora da definire. Entro la fine della giornata è prevista la votazione: il testo dovrà essere approvato all'unanimità dai 198 Paesi. La plenaria è prevista per le ore 20 (fuso orario italiano).