Copasir, ancora stallo sulla presidenza

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Resta lontana la soluzione del rebus Copasir e si allungano i tempi sul rinnovo del Comitato di controllo parlamentare dei servizi. Per il 'verdetto' dei vertici di Senato e Camera, infatti, ci vorrà ancora qualche giorno. Né è scontato che si arriverà, alla fine del braccio di ferro, al 'semplice' passaggio di testimone alla guida del comitato di controllo dei servizi. Con Fdi, in quanto forza di opposizione, cui spetta per legge la guida del Copasir, che scalpita per arrivare all'avvicendamento a San Macuto. Contando sul sostegno esplicito del Pd, espresso dal segretario Enrico Letta in un recente incontro con Giorgia Meloni.

"Casellati e Fico devono fare da Cassazione"', spiega all'Adnkronos Enrico Borghi, componente dem del Copasir, chiedendo ai presidenti dei due rami del Parlamento "un intervento immediato" per sbrogliare la matassa. Il presidente leghista del Comitato Raffaele Volpi mantiene un "silenzio istituzionale'' dopo aver chiesto ai presidenti di Senato e Camera di fornire un'interpretazione sul 'lodo D'Alema' (che restò alla guida del comitato, con voto unanime, pur essendo passato in maggioranza).

In assenza di una lettura univoca, la vicenda potrebbe alla fine essere risolta politicamente in sede di capigruppo, per trovare un accordo tra i partiti sulla composizione del comitato. Intanto però c'è chi punta il dito contro l'immobilismo dell'organismo di controllo. Non c'è solo la vicenda della presidenza in ballo, ma anche i lavori stessi del Copasir, bloccati proprio mentre si moltiplicano i dossier scottanti di competenza.

Dal 20 gennaio, era ancora premier Giuseppe Conte, il comitato non viene convocato. Nel frattempo, il nostro ambasciatore nella Repubblica del Congo, Luca Attanasio, è rimasto vittima il 22 febbraio di un attentato nel corso di una missione del fondo alimentare dell'Onu, in circostanze ancora da chiarire. Ed è di questi giorni la spy story che ha portato all'arresto del capitano di fregata Walter Biot, accusato di aver venduto documenti ai russi. Temi su cui la bicamerale di controllo non ha potuto acquisire elementi.

Da un lato, a quanto apprende l'Adnkronos da ambienti del Copasir, proprio nelle ultime ore, sarebbe partita la richiesta di informative sui due casi all'autorità delegata ai servizi, dall'altro resta il macigno dell'assenza di sedute convocate per approfondire le vicende. Non si stupisce il forzista Elio Vito, anche lui membro del Copasir: "E' chiaro che non ci sia stata alcuna convocazione, essendo stato sollevato il problema" della composizione, spiega all'Adnkronos l'ex presidente della commissione Difesa della Camera.

Del resto, se dovesse essere convocata una seduta, la mossa di Fdi potrebbe essere quella di non partecipare, obbligando di fatto Casellati e Fico a chiedere il passo indietro di Volpi. Nessuno nel partito di Meloni, però, avalla questo scenario. Tantomeno il vicepresidente Adolfo Urso, in pole per succedere a Volpi alla guida del Copasir. Su tutta la vicenda il senatore di Fdi fa sapere all'Adnkronos che non intende parlare, "come già sto facendo da settimane''.

Sullo sfondo della partita istituzionale, resta il braccio di ferro tutto politico tra Lega e Fdi. Matteo Salvini sulla vicenda preferisce glissare: "Io non mi occupo di poltrone", taglia corto. Giorgia Meloni tiene il punto ("non vedo come qualcuno possa pensare di violare una legge molto chiara"), dopo aver posto il tema anche con Enrico Letta, trovando sponda nel Pd.

"Le regole, soprattutto di garanzia, vanno rispettate. A Meloni ho detto che il Pd prenderà una iniziativa verso i presidenti delle Camere. Ognuno si prende le sue responsabilità: Fi prenderà le sue responsabilità, così come M5S. Io parlo per me e dico: la regola per la quale il Copasir va all'opposizione è una regola giusta", è la linea spiegata dal neo segretario dem.

Borghi incalza Casellati e Fico: "Il presidente Volpi ha chiesto di fornire un quadro giuridico, serve un intervento immediato. Casellati e Fico devono fare da Cassazione: devono dire se si applica o no il 'lodo D'Alema'. Fini e Schifani, presidenti di Camera e Senato all'epoca della vicenda D'Alema, diedero una risposta formale, stabilendo il perimetro, misero loro paletti, permettendo poi un'intesa politica".