Copenaghen, centenario Pasoliniano: La lunga strada di Sabbia

Image from askanews web site
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Roma, 7 giu. (askanews) - Si chiude presso l'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen l'evento Centenario Pasoliniano: La lunga strada di Sabbia. Mostra con fotografie di Paolo di Paolo e testi di Pier Paolo Pasolini; più di sessanta fotografie di cui molte inedite, video, documenti, a cura di Silvia Di Paolo.

Paolo Di Paolo nel 1959 ha 34 anni e fotografa per "Il Mondo" diretto da Mario Pannunzio già da cinque anni. Pier Paolo Pasolini è un "promettente" scrittore di 37 anni, ha pubblicato La meglio gioventù, Ragazzi di vita e Una vita violenta, non era ancora regista.

Arturo Tofanelli, direttore del mensile "Successo" e del settimanale "Tempo", affida ai due autori, che non si conoscono, il servizio sulle vacanze estive degli italiani. Lo scrittore e il fotografo avevano obiettivi diversi.

"Pasolini cercava un mondo perduto, di fantasmi letterari, un'Italia che non c'era più' - ricorda Di Paolo - io cercavo un'Italia che guardava al futuro. Avevo anche ideato il titolo La lunga strada di sabbia che voleva indicare la strada faticosa percorsa dagli italiani per raggiungere il benessere e le vacanze".

Nasce un sodalizio complesso, delicato, che li accomunerà'solo per la prima parte del viaggio, ma che si consolida poi nel rispetto e nella fiducia reciproci. Lo straordinario racconto per immagini di Paolo Di Paolo verrà pubblicato da "Successo" e per Pier Paolo Pasolini La lunga strada di sabbia diventerà un testo più volte pubblicato.

Il reportage uscirà in tre puntate (4 luglio, 14 agosto e 5 settembre 1959) e racconterà gli italiani percorrendo le coste dal Tirreno all'Adriatico: da Ventimiglia a Ostia; da Torvaianica alla Sicilia; da Santa Maria di Leuca a Trieste.

Scrive Pasolini: "I monti della Versilia...ridenti o foschi? Ecco una cosa che non si può mai capire. Un poco folli, di forma, e inchiostrati sempre con tinte da fine del mondo, con quei rosa, quelle vampate secche del marmo che trapelano come per caso. Ma così dolci, mitici. Qui c'è la spiaggia del Cinquale. (...)"

Il 1959 è l'anno in cui Fidel Castro guida la rivoluzione a Cuba e Mosca riconosce il nuovo regime. Ma è anche l'anno in cui Nikita Krusciov visita ufficialmente gli Stati Uniti e incontra Richard Nixon, si conclude il Piano Marshall, viene promulgata la legge Merlin contro le case chiuse.

In Italia la ricostruzione è avviata e il miracolo economico è appena iniziato. Alle famiglie italiane si tende a prospettare un microcosmo di personaggi lontani dall'esperienza quotidiana, e anzi mitica alternativa al grigiore e alle paure della guerra fredda, dell'emigrazione, della povertà da lasciarsi alle spalle.

Di Paolo ha fotografato per anni Cinecittà, gli artisti e gli intellettuali, la nobiltà romana e il jet-set internazionale, oltre a importanti inchieste sociologiche dalle carceri al boom industriale.

A lungo collabora con Irene Brin per il mensile "Domina" e alla sua rubrica per "Harper's Bazaar", ma quando arriva il momento dei paparazzi, dello scoop a ogni costo e dello scandalo, il suo rigore, la sua fotografia profondamente narrativa, evocativa e mai urlata, cedono il passo.

Nel 1966 chiude "Il Mondo" di Pannunzio. È cambiata l'informazione, sono cambiate le economie. Paolo Di Paolo abbandona la macchina fotografica e si ritira in campagna fuori Roma. Torna agli studi filosofici e al settore editoriale, avvia una lunga collaborazione con l'Arma dei Carabinieri con diverse pubblicazioni e oltre 40 calendari.

L'archivio fotografico, oltre 250.000 negativi, provini, stampe e diapositive, viene ritrovato per caso in cantina dalla figlia Silvia Di Paolo, nei primi anni 2000 riportando alla luce la straordinaria lettura di un'epoca. La mostra "La lunga strada di sabbia" è stata presentata per la prima volta presso la Fondazione Sozzani di Milano nel 2021.

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