Coprifuoco e cene all'aperto avvantaggiano i Paesi confinanti. "Vaccinate l'Italia turistica"

Annalisa Cretella
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AGI -  Ci sono "timidissimi" segnali di ripresa nelle prenotazioni alberghiere per l'estate da parte dei turisti, ma si tratta di numeri "lontani anni luci" da quelli pre Covid. A fare il quadro della situazione, all'Agi, in una delle regioni più attrattive del Paese, è Marco Michielli, presidente di Confturismo Veneto, che rappresenta 17 mila imprese del settore.

Coprifuoco alle 22 e cene solo all'aperto sono i punti critici

Michielli punta il dito contro due misure decise dal governo italiano, che stanno suscitando non poche polemiche, il coprifuoco alle 22 e le cene solo all'aperto, che "avvantaggiano i Paesi confinanti dove queste limitazioni non esistono".  "Basta mettersi nei panni di un austriaco - dice - che vuole fare una settimana di vacanza a maggio. Ha due alternative vicine, o viene nell'Alto Adriatico, con i ristoranti che chiudono alle 22, con in più l'obbligo di mangiare all'aperto, cosa difficile in caso di pioggia, o va in Croazia, dove il locali sono aperti tutta la notte. Secondo lei cosa sceglie? Lo stesso ragionamento lo fa un piemontese che invece di andare in Liguria se ne va in Costa Azzurra. Così ci mettono nella condizione di non poter lavorare". 

La speranza di lavorare almeno 3 mesi

Detto ciò, Michielli ammette, che "ci sono prenotazioni che stanno timidamente arrivando per i mesi di luglio, agosto e settembre. Questo certo fa ben sperare perché anche quest'anno, la gente prenoterà all'ultimo minuto. Confidiamo, dunque, che perlomeno in questi 3 mesi si possa lavorare".  

A maggio e giugno manca la clientela straniera, non ci sono prenotazioni

Discorso totalmente diverso per maggio e giugno. "Per chi ha clientela tedesca e austriaca, il mese di maggio è fondamentale - spiega - con la settimana di vacanza per la Pentecoste. Sette giorni nei quali eravamo abituati a fare il pieno, sia in Veneto che in Emilia Romagna". Quest'anno le previsioni sono grigio scuro. Michielli porta il suo esempio personale: "ho un albergo estivo con 70 camere, aprirò il 22 maggio e ho solo 3 prenotazioni. Avrei dovuto averne almeno 50, che poi nel corso del mese diventavano molte di più, fino ad arrivare al tutto esaurito. Adesso ho 3 prenotazioni e altre non ne stanno arrivando, non ci sono richieste. Tutti aspettano a vedere cosa si inventano i governi". 

Fare i vaccini a chi lavora nel turismo

L'auspicio è che si proceda rapidi con la campagna vaccinale, solo così le mete turistiche italiane potranno avere qualche chance per competere con quelle estere. Le vaccinazioni per il personale del turismo e le isole Covid Free sono un'ottima 'trovata' secondo il presidente di Confturismo Veneto. "Penso che facciano benissimo a vaccinare il personale nelle isole. Anche se è più un'operazione di marketing che altro: la Grecia, ha 'vaccinato' solo una piccola parte delle sue tante isole, neanche una ventina, e solo quelle molto piccole, con 30 abitanti. Certo Rodi e Creta non le possono vaccinare perché ci sono centinaia di migliaia di persone ma con quell'uscita, con il claim 'Isole covid free' hanno conquistato il mondo. Tanto di cappello ai colleghi greci e bravissimi i colleghi delle isole italiane se riescono a seguire l'esempio".

"Avevo chiesto alla mia Regione di vaccinare tutto il personale che viene a contatto con il cliente. E non demordo da questa idea, sperando che arrivino valanghe di vaccini in questo mese e, dopo le fasce indicate, anziani e fragili, poter vaccinare tutti. Speravo potesse avvenire prima, già oggi, in modo da poter dire all'estero 'venite'. Invece, se riusciamo a farlo, sarà la fine di maggio e quindi sarà tutto più difficile". Quanto alle isole "non ho alcuna forma di gelosia, sperando sia il primo step per far fare la vaccinazione a tutta l'Italia turistica" conclude.