Coquerel (France Insoumise): "i francesi hanno detto chiaramente che non vogliono duello Macron - Le Pen"

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"Una democrazia non può vivere con un tale scarto tra il popolo e il suffragio universale. Se non facciamo niente temo il peggio per il futuro. E' un fenomeno che ha radici profonde e non è un fatto accidentale". Ad affermarlo all'Adnkronos è il deputato francese di La France insoumise Éric Coquerel tracciando un bilancio delle elezioni regionali e dipartimentali che hanno visto un record di astensione che si è aggirato intorno al 66% sia al primo che al secondo turno. La tornata elettorale ha visto affermarsi come prima forza politica del Paese i gollisti di Les Républicains. Risultati deludenti per il partito di estrema destra Rassemblement national di Marine Le Pen che non si aggiudica neanche una regione ma anche per la République en Marche, il partito del presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron che al primo turno ha ottenuto solo il 10% dei suffragi.

Per l'esponente del partito di sinistra guidato da Jean-Luc Mélenchon il risultato di queste elezioni "dimostra il fallimento della quinta Repubblica che riunisce intorno ad un'unica persona tutti i poteri. Proprio per quello la France Insoumise - spiega Coquerel - propone l'istaurazione della sesta Repubblica per ristaurare un vero e proprio regime parlamentare e avviare una riforma elettorale che preveda, in particolare, il conteggio delle schede bianche e un non cumulo dei mandati".

Per il deputato della Seine-Saint-Denis, il dipartimento situato nella regione parigina, inoltre, "il Governo ha fallito nell'organizzazione delle elezioni". In particolare, rileva Coquerel, "per quanto riguarda la distribuzione del materiale elettorale che è stata affidata a delle società private negli anni scorsi e che hanno fatto sì che centinaia di migliaia di francesi non avevano il materiale elettorale a disposizione".

Il deputato di La France Insoumise, inoltre, punta il dito su un dibattito che è stato focalizzato da parte del sistema mediatico - politico e dal governo su temi lontani dalla realtà quotidiana dei francesi. "Il dibattito è stato focalizzato sui temi identitari, religiosi, migratori piuttosto che su temi come la sanità, la scuola, il lavoro e la formazione. Non ci dobbiamo stupire se i francesi non hanno voluto andare a votare. Il dibattito di questa elezione locale è stato troppo focalizzato su dei temi che non riguardano la vita quotidiana dei francesi e le loro priorità. Non si è discusso dei temi legati alla regioni e ai dipartimenti. Non si è parlato dei problemi della povertà, della disoccupazione, della scuola. Non ci dobbiamo sorprendere del disinteresse manifestato dai francesi" afferma ancora.

Particolarmente significativa in Francia l'astensione tra i giovani tra i 18 e i 25 anni. Secondo le analisi oltre 8 giovani su 10 avrebbero infatti disertato le urne. "Non penso che i giovani siano disinteressati alla politica. Anzi. Osservo che molti giovani tra i 18 e i 25 anni sono molto impegnati e si mobilitano per delle cause a cui credono. Probabilmente considerano che ha più senso mobilitarsi per difendere una causa che andare a votare. Questo disinteresse è legato al sistema democratico della Quinta Repubblica che si è fossilizzato. A forza di prendere le distanze dalla politica il rischio è che scelgano di non andare a votare neanche alle presidenziali e questo sarebbe il segno ultimo della crisi del nostro regime".

Tradizionalmente, osserva Coquerel, "si va a votare per elezioni più importanti ma questa volta non è detto. E la responsabilità è di chi governa e dei media mainstream che non hanno permesso che si dibattesse dei problemi sociali, ambientali. Si è dibattuto durante la campagna elettorale solo dei temi voluti da Macron e da quelli che pensa potrebbero farlo vincere alle presidenziali contro Le Pen".

E per il deputato di La France Insoumise non è per niente scontato il duello Macron-Le Pen anticipato da molti osservatori per le elezioni presidenziali del 2022. "Uno dei grandi insegnamenti di queste elezioni è la grande distanza che c'è tra i sondaggi e la realtà. Stando ai sondaggi il Rassemblement National avrebbe vinto 3-4 regioni e invece non ha vinto neanche una regione", spiega Coquerel. "Un altro insegnamento è lo schiaffo monumentale alla politica di Macron. La République en Marche - prosegue - non ha vinto in nessuna regione. Possiamo dire quello che vogliamo ma è una sconfessione alle politiche del Governo. I presidenti delle Regioni uscenti sono stati quasi tutti rieletti. Hanno beneficiato di un bonus per la loro gestione reale o supposta della crisi Covid ma al Governo questo non è stato riconosciuto".

Il Rassemblement National, invece, "ha fallito e non è riuscito a mobilitare i suoi elettori nelle regioni in cui avrebbe potuto vincere come in Provence-Alpes-Côte d’Azur" dove il candidato Thierry Mariani che ha incassato 'solo' il 42,7% dei voti contro il 57,3% ottenuto dal candidato di Les Républicains e presidente uscente, Renaud Muselier. "I francesi hanno detto chiaramente che non volevano il duello Macron - Le Pen".

L'esito delle elezioni, sottolinea ancora Coquerel, "dimostra che abbiamo ragione nel chiedere il passaggio alla Sesta Repubblica. Le elezioni presidenziali saranno più aperte e avremmo una carta da giocare. Inoltre dove la sinistra è stata unita come a La Reunion e in Guyana la sinistra ha vinto". Al primo turno delle presidenziali "non sarà possibile" riunire tutte le forze di sinistra "anche perché il Ps, il partito socialista, ha l'impressione di essere rinato con queste elezioni e quindi ridiventa un partito egemonico e settario. Vedremo con i Verdi e con le altre forze di sinistra. Al secondo turno comunque forse ci sarà la possibilità di dire la nostra", sottolinea Coquerel. "Comunque la spinta di chi vuole mandare a casa chi governa non si è esaurita...", conclude.

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