'Coraggio' e 'determinazione', le parole di Conte

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di Sergio Amici "Coraggio" e "determinazione". Sono le parole più ricorrenti nel discorso con il quale il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, illustra alle Camere il programma del suo governo. Un esecutivo che ha "una opportunità unica nell’avviare una nuova stagione riformatrice", per "disegnare un Paese migliore".  

Un appello che il premier rivolge in primis alle forze della maggioranza, chiamate a "mettere da parte nuovi egoismi e vecchi rancori" e a "proiettare lo sguardo in avanti". Conte non si nasconde che occorrerà "affrontare momenti anche molto duri, in cui forte risulterà la tentazione di indugiare sul proprio 'particulare' o di abbandonarsi alle polemiche anche aspre e conflittuali". 

Per questo chiede che "il confronto sui temi, sulle proposte, sugli indirizzi da perseguire si svolga sempre nelle sedi istituzionali. Dimostriamo ai cittadini che siamo sinceramente e intensamente impegnati a cambiare davvero il Paese, senza lasciarci distrarre da ragioni altre, che non meritano di essere ricomprese in una schietta e onesta dinamica politica. Non possiamo, nei prossimi mesi, dissipare il tempo a disposizione in litigi e scontri. I cittadini non comprenderebbero. Dobbiamo essere sobri nelle parole e operosi nelle azioni". 

"Una sobrietà - sottolinea il presidente del Consiglio - che, mi auguro, possa essere contagiosa e orientare positivamente i comportamenti dei cittadini, a iniziare dall’uso responsabile dei social-network, che non di rado diventano ricettacoli di espressioni ingiuriose e di aggressioni verbali". Un auspicio che si unisce alla speranza che ad un "spirito costruttivo si ispireranno tutti i nostri interlocutori". 

Occorre perciò che "gli esponenti della classe politica si concentrino sempre più sul merito delle questioni piuttosto che sulle polemiche verbali". A tal fine "un’opera di costante stimolo" è affidata alla stampa e al "suo insostituibile ruolo di ‘termometro’ della democrazia".  

Non solo. Conte ritiene opportuno richiamare le parole pronunciate da Giuseppe Saragat all'atto di insediamento dell'Assemblea costituente: "Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide”. 

Affermazioni dalle quali il premier ricava l'invito a lavorare, "insieme, ogni giorno -nelle Aule parlamentari, nelle commissioni, nel governo- per promuovere una democrazia autenticamente 'umana'".  

Occorre quindi lasciarsi "alle spalle il frastuono dei proclami inutili e delle dichiarazioni bellicose e roboanti". E "in questa prospettiva, il nostro governo -spiega Conte, come già aveva fatto al momento del conferimento dell'incarico da parte del Capo dello Stato- si richiamerà costantemente a un quadro consolidato di principi e valori in grado di offrire respiro e orizzonte alle proprie politiche. Sono principi che ritengo 'non negoziabili', perché universali. Essi si collocano in una dimensione sovra-governativa e non hanno colore politico. Sono i principi scritti nella nostra Costituzione". 

"All’interno di questi valori, in questa cornice di riferimento costituzionalmente caratterizzata, si ascrive la nostra azione riformatrice, racchiusa in un programma, del quale sarò il garante e il primo responsabile. Un progetto riformatore che mira a far rinascere il Paese nel segno dello sviluppo, dell’innovazione e dell’equità sociale". 

Conte elenca così le "molte sfide" che attendono il governo sul piano economico, sociale, istituzionale, europeo ed internazionale, nella cornice di una "visione che si sviluppa su un orizzonte temporale ampio, che finisce per abbracciare l’intero arco della legislatura".  

Fondamentale, naturalmente, la prossima legge di Bilancio, che sarà "impegnativa" e il cui obiettivo prioritario "sarà evitare l’aumento automatico dell’Iva e avviare un alleggerimento del cuneo fiscale", che andrà accompagnato con l'individuazione di "una retribuzione giusta, il cosiddetto 'salario minimo'".  

Il premier si sofferma su una serie di misure che dovranno garantire la tutela del lavoro femminile; il sostegno alle imprese; la protezione di minori e disabili; la salvaguardia dell'ambiente; la ricostruzione delle zone terremotate; la riforma fiscale. Non si sottrae dall'affrontare temi scottanti e potenzialmente divisivi per la maggioranza, quali il rilascio delle autorizzazioni per le trivellazioni e la revoca delle concessioni autostradali.  

"Siamo determinati -dice riferendosi al primo punto- a introdurre una normativa che non consenta più il rilascio di nuove concessioni di trivellazione per estrazione di idrocarburi. Quanto al procedimento in tema di concessioni autostradali avviato a seguito del crollo del ponte Morandi, questo governo porterà a completamento il procedimento senza nessuno sconto per gli interessi privati, avendo quale obiettivo esclusivo la tutela dell’interesse pubblico e, con esso, la memoria delle 43 vittime, una tragedia che rimarrà una pagina indelebile della nostra storia patria".  

"Il nostro progetto -spiega poi il premier- non si limita, chiaramente, all’ambito strettamente economico e finanziario, ma si estende anche ai temi dei diritti, delle riforme dell’assetto istituzionale, della sicurezza, della giustizia e della tutela dei beni comuni".  

Annuncia quindi l'"intenzione" di "chiedere l’inserimento, nel primo calendario utile della Camera dei deputati, del disegno di legge costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari". 

Riforma che "dovrà essere affiancata da un percorso volto a incrementare le garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica", a partire da un itinerario di "riforma, quanto più possibile condiviso in sede parlamentare, del sistema elettorale". 

Quanto ai decreti sicurezza, in particolare il secondo, andranno rivisti "alla luce delle osservazioni critiche formulate dal Presidente della Repubblica, il che significa recuperare, nella sostanza, la formulazione originaria del più recente decreto legge, prima che intervenissero le integrazioni che, in sede di conversione, ne hanno compromesso l’equilibrio complessivo". 

Riferimenti che ovviamente si inquadrano nel tema più generale del fenomeno migratorio, "che va gestito con rigore e responsabilità", e richiede "un’effettiva solidarietà tra gli Stati membri dell’Unione europea, finora annunciata, ma non ancora realizzata". 

Infatti "è dentro il perimetro dell’Unione europea e non fuori da esso che si deve operare alla ricerca del benessere degli italiani, aggiornando e rivitalizzando un progetto che ha assicurato pace, prosperità e sempre maggiori opportunità per i nostri cittadini, a partire dai più giovani. Difendere l’interesse nazionale -ammonisce Conte- non significa abbandonarsi a sterili ripiegamenti isolazionistici".  

L'Italia perciò in ambito internazionale continuerà a muoversi "lungo i tre assi fondamentali che storia, geografia e tradizione politico-culturale ci impongono: oltre alla nostra responsabilità di Stato membro della Unione europea, le relazioni transatlantiche, con il corollario della nostra appartenenza alla Nato e l’imprescindibile legame con gli Stati Uniti e la stabilizzazione e lo sviluppo del Mediterraneo allargato". 

"Questo -conclude Conte- è lo spirito con cui intendiamo continuare a sviluppare i rapporti con i grandi attori globali, -come India, Russia e Cina- e con le aree di maggiore interesse per il nostro sistema produttivo. Tali rapporti, che -anche in prospettiva- riteniamo di fondamentale importanza, dovranno essere declinati sempre e comunque con modalità compatibili con la nostra vocazione euro-atlantica".