"Coraggio, morire è bello". Padre scopre chat del suicidio nel cellulare del figlio 13enne

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
·2 minuto per la lettura
(Photo: finwal via Getty Images)
(Photo: finwal via Getty Images)

Via sms, le istruzioni per ferirsi. Perché “morire è bello. Coraggio, uccidersi è l’unico modo in cui puoi uscirne”. È questa la scoperta fatta da un padre in provincia di Roma sul cellulare del figlio 13enne. L’adolescente aveva condiviso il suo numero partecipando a un videogioco online, poi erano cominciati i messaggi: le “chat del suicidio”, le chiamano.

Si legge sul Messaggero:

Nei dialoghi si parla di morte, come auto-infliggersi delle ferite, oppure togliersi la vita per “liberarsi”. Il 13enne è sempre più coinvolto, attirato. Nella chat vengono condivisi video. Foto di alcuni partecipanti che mostrano le lesioni che si sono provocati. Tagli con le lamette. I ragazzi si incoraggiano a vicenda. Non mancano i filmati di persone che si suicidano. Infine si discute di una sola cosa. La morte. Paolo è affascinato e stringe “amicizia” con una persona.

La persona dall’altra parte del telefono gli dice di farsi del male e come procurarsi ferite. Vuole prove fotografiche dell’autolesionismo, Paolo non le mostra. Il suo comportamento in casa cambia e il padre inizia a notarlo.

Il figlio è stanco. Molti appuntamenti per scriversi vengono fissati nel cuore della notte. Altra richiesta inquietante, la scelta di un momento in cui Paolo è solo, con un minore controllo da parte dei genitori. Il padre, però, lo scopre alle 4 di mattina mentre chatta con lo sconosciuto. “Un blitz”. Gli strappa il cellulare dalle mani e scopre tutto. È uno shock per la famiglia. Quello strano gioco fornisce in parte le risposte a tutta una serie di comportamenti anomali registrati in casa e di cui era protagonista Paolo.

I genitori hanno denunciato l’episodio e hanno deciso di portare il ragazzo al Bambino Gesù.

“Abbiamo al Bambino Gesù una helpline (06 68592265) dedicata. Un servizio a cui rispondono delle psicologhe h24 sette giorni su sette, a cui si può chiamare per richieste d’aiuto”. Paolo adesso sta bene. Nel frattempo la procura indaga su chi lo istigava a suicidarsi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.