Corbellini: "Covid diventerà endemico. Anche quando non se ne parlerà più" (di L.Varlese)

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Corbellini (Photo: Ansa)
Corbellini (Photo: Ansa)

Da mesi ci sentiamo ripetere che il traguardo sarà raggiungere la “fase endemica”. Quella in cui la circolazione del virus non causerà più malattia grave o morte e si passerà dalla cosiddetta fase “pandemica” a una convivenza, più o meno pacifica, con Covid-19. Questo cambiamento è atteso e, secondo il parere di virologi e immunologi, si potrà raggiungere grazie all’immunizzazione di una percentuale altissima della popolazione. “Se ne sta parlando da mesi”, dice Gilberto Corbellini, professore ordinario di Storia della Medicina presso l’Università La Sapienza di Roma, che con Alberto Mingardi ha pubblicato un libro dal titolo evocativo: “La società Chiusa in casa. La libertà dei moderni dopo la pandemia”, Marsilio. “Tecnicamente possiamo dire che questo virus è già endemico: perché endemico vuol dire che è presente ovunque tra la popolazione. Dopodiché aggiungiamo anche il fatto che attualmente causa ancora delle forme cliniche gravi e quindi lo chiamiamo pandemico perché crediamo che un patogeno endemico sia sempre come un citomegalovirus. Ma la malaria endemica in diverse regioni dell’Africa, è comunque una malattia grave. Dire che il virus è endemico è una tautologia. La domanda da porsi è un’altra”.

Quale?

Come cambierà? Nel senso: diventerà endemico come lo sono tanti virus, ad esempio il citomegalovirus o i virus dell’influenza, che circolano normalmente, ma causano malattie o uccidono in rare condizioni come le persone immunodepresse o gli anziani? Questo secondo me è difficile dirlo: non abbiamo elementi per fare queste previsioni, che invece stanno facendo i virologi come fossero astrologi. La situazione è più complicata e secondo me è più saggio scommettere contro la roulette che contro la selezione naturale.

Ci spieghi

Noi oggi viviamo in un mondo interconnesso. Non possiamo guardare solo all’Italia che ha più dell′80% delle persone protette dal vaccino o al Portogallo o all’Arabia Saudita che ne ha il 96%. Abbiamo ancora Paesi come l’India dove solo circa il 30/35% della popolazione è completamente vaccinata. O l’Indonesia dove ce n’è ancora di meno. Quindi nel mondo, inteso in senso globale, “solo” un 35/40% delle popolazione è vaccinato con due dosi. E poi con quale vaccini? Noi abbiamo il privilegio di avere i vaccini a mRna o AstraZeneca. I cinesi invece sono vaccinati con i loro vaccini che danno una protezione al 60%. In India si sono vaccinati con Astrazeneca e un po’ con vaccini di produzione propria. In Russia con Sputnik. I vaccini Cinesi e Russi sono stati dati a diversi paesi in via di sviluppo. Tutti vaccini con minore protezione rispetto a quella garantita da quelli a mRna. Ci sono prove che i vaccini che danno basse protezioni lasciano spazio a un’evoluzione del virus, che è imprevedibile. Proteggendo di meno, si può andare incontro a una moltiplicazione del virus dentro all’ospite e alla trasmissione in varianti che in teoria possono acquisire una resistenza, aumentare la capacità di trasmissione o peggio causare forme più gravi. E’ uno scenario incerto e tutto da capire.

Tuttavia, professore, nonostante lo scenario non ci dica cosa succederà tra sei mesi, un anno, è vero che la situazione potrebbe effettivamente migliorare soprattutto nei Paesi in cui si hanno delle coperture vaccinali adeguate.

Esattamente. Ed è altrettanto vero però che nella storia abbiamo almeno un esempio di un virus che forse era un Coronavirus, che è diventato endemico e buono. Ha causato una grave pandemia detta l’Influenza Russa nel 1889/90 che, studi recenti, lettura di cartelle cliniche e report dei vari Paesi, hanno dimostrato avesse delle insorgenze estremamente simili a Covid-19, per esempio insensibilità ad olfatto e gusto. Ci sono epidemiologi che pensano che quell’Influenza Russa fosse una zoonosi, causata da un coronavirus passato all’uomo dai bovini perché in quello stesso periodo in Europa vi fu un’enorme epidemia dei bovini che morivano di infezione respiratorie. Una forma di raffreddore, che noi ancora prendiamo, è causata da un betacoronavirus che si chiama OC43, e questo coronavirus ha circa il 90% o più del suo genoma identico a quello dei bovini. E’ un’ipotesi suggestiva.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che nel 1889-90 questa Influenza Russa scatenò una vera pandemia che partì dall’Asia Centrale, si diffuse in tutto il mondo, durò un paio d’anni o più e uccise un paio di milioni di persone (ricordiamoci che a quel tempo il mondo era abitato da un miliardo e mezzo di persone circa), tra l’altro prevalentemente anziani anche in quel caso e poi nell’arco di qualche anno il virus divenne endemico, trasformandosi in un raffreddore. Alcuni virologi pensano, e un articolo su Science lo argomenta, che accadrà la stessa cosa con SARS-CoV-2. Ma non è il solo caso. Abbiamo i casi dei virus influenzali, per esempio Spagnola: H1N1 per due anni ha falcidiato la popolazione del pianeta, ha ammazzato 20,30,50 milioni di persone (ognuno dice la sua), numeri largamente superiori rispetto a quelli prodotti da Covid-19 e poi è sparito, è diventato un virus endemico. E’ sparito fino agli anni Cinquanta, poi ha causato la pandemie di Russa nel 1977 e la pandemia di suina abortita nel 2009. Si è ripresentato nel 1977 e poi nel 2009.

Diceva anche dei virus influenzali...

Guardi che i virus che causano pandemie di influenza si comportano grossomodo alla stessa maniera. Come anche l’Asiatica del ’57-’58 o l’Hong Kong del ’68: arriva il virus con delle caratteristiche genetiche più nuove (si chiamano antigenic shift), la popolazione non ha risposte immunitarie adeguate per tenerlo sotto controllo, perciò causa un milione, due milione di morti su scala mondiale, e poi per una serie di motivi (soprattutto perché nella popolazione si diffonde l’immunità e quindi non riesce più ad essere efficace nel trasmettersi) si inabissa, entra sottotraccia e spesso diventa endemico. Con i virus è abbastanza normale che ad un certo punto perdano virulenza, soprattutto se si vaccina su ampia scala. Ma teniamo conto che contro quella pandemia russa del 1889 non fu immunizzato nessuno.

In tutti questi casi che mi ha fatto non c’era immunizzazione tramite vaccino?

No, le prime vaccinazioni efficaci contro l’influenza le abbiamo nel secondo dopoguerra. La prima dimostratasi veramente efficace è quella contro l’asiatica del ’58, ma solo gli Stati Uniti riuscirono a produrre il vaccino in pochi mesi (la metà di quelli necessari per i vaccini anti-Covid).

C’è differenza pratica tra immunizzazione naturale o tramite vaccino?

Bella domanda! Qui entriamo nel campo delle speculazioni. E io non sono un immunologo. Per quello che sappiamo, se aumento la percentuale di popolazione che via via si immunizza, il virus non riesce più a trasmettersi e deve cambiare o estinguersi nella specie immune. Questo se il vaccino è progettato per impedire la trasmissione. Quello anti-Covid è progettato contro la malattia, quindi ospedalizzazione e danni gravi. Forse si doveva dire subito che il vaccino non protegge dal contagio, così avremmo evitato che i noVax facessero disinformazione. Il virus ha un interesse evolutivo a passare da una persona all’altra e siccome muta continuamente a un certo punto cominciano ad essere avvantaggiate quelle varianti che si trasmettono più efficacemente anche in presenza dell’immunità o che comunque colpiscono persone che non sono immunizzate ma non in modo tale da lanciare l’allarme e quindi indurre la sanità pubblica a immunizzare tutti quanti. Potrebbe darsi che questo virus passerà ai bambini: la popolazione più interessante per i patogeni sono i bambini perché una volta superati i 6 mesi circa in cui sono protetti dagli anticorpi materni che prendono attraverso l’allattamento, poi se la devono cavare per conto loro. I bambini si ammalano in continuazione perché devono allenare il sistema immunitario che deve incontrare una serie di “zozzerie” per diventare efficiente.

Quindi quello che succederà questa volta è difficile dirlo...

Noi con la fine dell′800 siamo entrati in una nuova era: era in cui agenti infettivi che sono avvantaggiati sono quelli a trasmissione aerea o attraverso il sangue o a trasmissione sessuale: vie agevoli a tassi di replicazione abbastanza elevati. Come i virus. Da questo punto di vista i virus tendono a diventare endemici.

E anche meno aggressivi?

Non è scontato. Generalmente conviene diventare meno aggressivi, ma ci sono casi storici famosi in cui il fatto di avere dei vantaggi nella trasmissione determina che si selezionino dei ceppi più aggressivi.

Ci faccia un esempio.

Potremmo dire che il virus che causa HIV non ha mai smesso di essere aggressivo. Un esempio di come può funzionare viene dal parassita, quindi non un virus, della malaria, che è Plasmodium falciparum. E’ ancora così letale perché migliaia di anni fa questo ceppo virulento trovò in Africa una zanzara estremamente efficiente nel trasmetterlo che punge solo l’uomo, per cui non ha interesse a non uccidere i suoi ospiti. Meno aggressivo dipende sempre dal contesto in cui avviene la trasmissione. Nei mesi scorsi i virologi dicevano che è la norma per un patogeno diventare meno aggressivo perché non gli conviene uccidere l’ospite: non è vero, dipende. Può convenire se la via di trasmissione è molto efficiente. Il virus non ha un cervello, va avanti per feedback che riceve nel contesto in cui si trova a circolare. Prenda la variante Delta: è evidente che nelle nostre realtà sociali, essere più efficienti nella trasmissione è molto meglio che essere più letali nel manifestarsi.

Insomma, professore, che cosa dobbiamo aspettarci?

Dal punto di vista dei Paesi occidentali si sta andando verso un’endemia che però dovrà fare i conti, come mostrano altri Paesi che sono arrivati prima di noi a una convivenza con il virus, come Singapore, con naturali fluttuazioni dovute al fatto che una parte di popolazione perde immunità e via via viene reinfettata o al fatto che una parte di persone che ha un sistema immunitario compromesso, come è successo a Colin Powell, dovrà ancora subire le conseguenze letali di Covid-19, nonostante l’immunizzazione. Il caso della Gran Bretagna con l’aumento dei casi e dei morti merita attenzione, anche se ogni situazione è qualcosa di a sé stante. In ogni caso si dovrà presto stabilire quale soglia massima di morti da Covid-19 siamo disposti ad accettare e decidere di ridurre un po’ l’attenzione su questa malattia. Una delle condizioni perché diventi endemica è anche che si smetta in qualche misura di parlarne e si entri in una vera normalità, perché adesso le condizioni per tornare alla normalità, grazie ai vaccini per diversi paesi - tra cui il nostro - cominciano a esserci.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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