"Corbyn ha fatto troppi sbagli, Johnson parla alla pancia". Intervista a Roger Casale

Francesca Venturi

Roger Casale, fondatore dell'organizzazione New Europeans che difende i diritti dei cittadini europei residenti nel Regno Unito e di quelli britannici residenti nei paesi Ue, è un ex parlamentare laburista alla Camera dei Comuni ed è per un quarto italiano (lo era uno dei suoi nonni). Viaggia spesso in tutta Europa e la sua abitazione preferita è in Toscana, ma in questo giorno di elezioni generali si trova a Londra, dove ha un ufficio nel sontuoso palazzo ottocentesco che ospita il Royal Automobile Club, in Pall Mall.

“Ho lasciato il partito laburista perché credo che non abbiano il sufficiente livello di ambizione. Servirebbero standard più alti per portare avanti le loro proposte, che non trovo sbagliate – ha spiegato in un'intervista all'Agi - Ma Jeremy Corbyn ha commesso troppi errori strategici, che hanno contribuito a fare arrivare il paese a questo punto. Ora rischiamo una deriva autoritaria: Boris Johnson è molto intelligente, parla alla pancia della gente e se domani avrà la maggioranza assoluta andrà dritto per la sua strada”. 

Secondo Casale, Johnson non si può considerare un erede dei conservatori storici: “Sono sicuro che non piacerebbe a Winston Churchill, né a Margaret Thatcher. L'unico sopravvissuto di quella generazione, John Major, ha detto chiaramente quello che pensa di lui, e non è certo positivo. Quanto a Cameron, lasciamo perdere. Un vero conservatore non avrebbe messo in dubbio l'integrità territoriale del Regno, né avrebbe mentito alla Regina come ha fatto Johnson”.  

Ma, al di là dell'appuntamento elettorale, Casale punta soprattutto alla difesa dei diritti civili di quelli che chiama “5 milioni”, in polemica con l'associazione The3million che secondo lui non rappresenta adeguatamente gli interessi degli europei in Gran Bretagna. “Abbiamo voluto lanciare il nostro manifesto prima di queste elezioni – ha spiegato – perché riteniamo che così potremo continuare la nostra battaglia anche dopo”.

L'obiettivo di Neweuropeans è ottenere per i 3,4 milioni di europei in Uk e per 1,6 milioni di inglesi in Ue (in tutto 5 milioni di persone) una “green card”, un documento “fisico” che ne attesti lo status garantendo la loro libertà di movimento e i diritti nei paesi in cui si trovano.

“Abbiamo cominciato a lavorare su questi temi già nel 2013, 3 anni prima del referendum – ha spiegato ancora Casale – Nell'aprile del 2016 abbiamo pubblicato una lettera sul Financial Times chiedendo che una serie di diritti fossero garantiti in caso di Brexit e non diventassero oggetto di negoziato. Le cose non sono andate così e questo ha reso più difficile la posizione di questi 5 milioni di cittadini, che si trovano da tre anni e mezzo in una sorta di limbo”.

Il manifesto dei neweuropeans, che hanno recentemente ricevuto il premio Schwarzkopf Europe Award dall'attuale vicepresidente della Commissione europea, Margarethe Vestager, evidenzia il parallelismo fra la battaglia dei 5 milioni di cittadini Ue e Uk e quella delle suffragette di oltre un secolo fa. “'Il coraggio chiama dappertutto altro coraggio', scrisse a inizio Novecento Millicent Fawcett riguardo alla morte della suffragetta Emily Wilding Davison.

A lei e alle altre militanti del movimento femminista che si battevano per l'estensione del suffragio elettorale alle donne abbiamo dedicato il lancio del nostro manifesto, la settimana scorsa a Londra e Bruxelles: l'esempio di queste donne coraggiose deve ispirare questi cittadini che chiedono il diritto di voto e di libera circolazione”.