Jeremy Corbyn ammette la sconfitta: "Non guiderò il partito in nessun’altra campagna per le elezioni generali”

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Britain's opposition Labour Party leader Jeremy Corbyn poses outside a polling station after voting in the general election in London, Britain, December 12, 2019. REUTERS/Hannah McKay

Jeremy Corbyn ammette la sconfitta. “Si tratta ovviamente di una notte molto deludente per il Partito laburista - ha detto il leader del Labour, anticipando “un processo di riflessione” - Non guiderò il partito in nessun’altra campagna per le elezioni generali”. I laburisti hanno perso una sessantina di seggi rispetto alle elezioni di due anni fa.

E’ guerra aperta da stanotte all’interno del Labour britannico, dopo il tracollo elettorale annunciato dall’exit poll elettorale, premessa di una resa dei conti senza quartiere di un nuovo leader in attesa delle dimissioni di Jeremy Corbyn che tutti considerano scontate e imminenti. Gli oppositori interni di Corbyn, maggioritari nel gruppo parlamentare ma minoritari nella base degli iscritti negli ultimi anni, sparano a zero sul compagno Jeremy, e sull’intera sinistra interna, attribuendo loro la responsabilità esclusiva della sconfitta.

A John McDonnell, braccio destro di Corbyn, che definendo il risultato “estremamente deludente” l’aveva spiegato con la volontà degli elettori di vedere alla fine rotta l’incertezza sulla Brexit, replicano veterani dell’ala moderata del Labour schierati su posizioni pro Remain radicali come Ben Bradshaw e Margaret Hodge. Bradshaw definisce “spazzatura” questa spiegazione, mentre Hodge - in prima fila contro “l’estremismo” e le ambiguità sull’antisemitismo imputati dai detrattori a Jeremy - accusa: ”è tutta colpa di Corbyn”.

Da sinistra invece si invoca un leader giovane, e magari donna, ma comunque radicale e non il ritorno all’eredità liberal - impopolare in larghi strati della base militante - di Tony Blair. Caroline Flint, infine, laburista centrista pro Brexit, denuncia le colpe “sia dei corbynisti, sia dei pro Remain ultrà” del partito, inclusi gli ex blairiani, che hanno spinto il leader a sposare il secondo referendum alienandosi masse di elettori in vari collegi storicamente rossi, ma in maggioranza euroscettici,...

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