'Corno cura il Covid', rinoceronti in pericolo: nuovo allarme

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Il corno di rinoceronte utilizzato per fini 'curativi' non è una novità nella medicina tradizionale cinese, ma già dal 1993 il governo di Pechino ne ha vietato il commercio interno e l'uso medicinale. Tuttavia la richiesta ha continuato ad esserci e ora, addirittura, si pensa che possa guarire dal coronavirus. Questo ha fatto sì che riprendessero episodi di bracconaggio in Africa, dove vivono per l'appunto i rinoceronti.

Secondo il South China Morning Post, la Environmental Investigation Agency (EIA) ha scoperto che è stato messo in commercio un medicinale a base di corno di rinoceronte (che si ritiene abbia avuto origine nella Corea del Nord), che viene pubblicizzato come ottimo per guarire dal coronavirus.

Il Sudafrica, lo Zimbabwe, lo Zambia, il Kenya e la Tanzania hanno lottato per decenni per arginare il bracconaggio. Scaglie di pangolino, zanne di elefante e corna di rinoceronte sono infatti molto richiesti sul mercato orientale. Il turismo faunistico ha contribuito a frenare il bracconaggio ed è diventato un settore da 169 miliardi di dollari che impiega circa 24,6 milioni di persone in tutta l'Africa. Poi è arrivato il coronavirus: confini chiusi, voli cancellati e turismo sospeso.

Il bracconaggio sta quindi tornando per motivi economici: molte parti del corpo di animali vengono pubblicizzate sui social media cinesi (come alcuni canali su WeChat), come cura per il Covid-19. Un rapporto pubblicato dalla Wildlife Justice Commission afferma che grandi quantità di avorio vengono stoccate in Laos, Vietnam e Cambogia, che sono spesso i punti di ingresso per il mercato cinese. United for Wildlife e la Wildlife Justice Commission hanno anche confermato di aver rintracciato spedizioni di corno di rinoceronte in partenza dall'Africa per l'Asia.

Richard Vigne, amministratore delegato di Ol Pejeta, iniziativa privata che in Kenya protegge la popolazione di rinoceronti, afferma di sentire solo "molte chiacchiere" in questo momento. "Le persone che conosciamo e che sono state coinvolte nel bracconaggio in passato, sono improvvisamente tornate attive", afferma Vigne. "Ci sarà uno sforzo per sfruttare la situazione da una prospettiva di bracconaggio commerciale".