Coronavirus, Aduc: attenzione a non forzare norme punitive -4-

Red/Nav

Roma, 14 mar. (askanews) - Le fattispecie proposte sono completamente differenti: da una parte si punisce la condotta di chi attesti falsamente fatti di cui l'atto è destinato a provare la realtà (ad esempio attestando di avere una comprovata necessità che in realtà è insussistente) dall'altra si punisce chi attesta falsamente al pubblico ufficiale l'identità, lo stato (civile) o altre qualità della propria persona (ad esempio dichiarando di chiamarsi Alfonso Verdi anziché Mario Rossi).

Insomma, non pare proprio che la falsa attestazione possa essere ricondotta all'art. 495 c.p., ma si può ravvisare, al massimo, e con molte ulteriori perplessità, un falso ideologico. Ma allora perché nel modello viene richiamato questo grave delitto e non il più mite art. 483 c.p.? A voler pensar male si potrebbe sostenere che il richiamo sia stato fatto per consentire alle forze dell'ordine di procedere all'arresto in flagranza previsto per le violazioni dell'art. 495 c.p., ma non per le violazioni dell'art. 483 c.p.: ma gli arresti desterebbero seri dubbi di legittimità.

Ulteriori perplessità Come noto, l'ordinamento consente a chi sia accusato di aver commesso un reato, o sottoposto ad indagini, di non rispondere sui fatti che riguardano l'incriminazione, ma solo sulle proprie generalità: si tratta di un'irrinunciabile espressione del diritto di difesa. Ed allora sorge un dubbio: nel caso in cui un soggetto venga fermato e vi sia il sospetto che abbia commesso la violazione di cui all'art. 650 c.p. (ossia la violazione dell'ordine dell'autorità di cui parlavamo prima) potrà essere obbligato a consegnare l'autocertificazione e quindi a commettere un ulteriore reato? E nel caso in cui non fosse munito di tale documento, potrebbe essere costretto a rispondere sul contenuto della autocertificazione? Evidentemente no, se vogliamo rispettare i diritti salvaguardati dalla Costituzione: ed allora le sanzioni che vengono minacciate nei provvedimenti di urgenza paiono entrare in conflitto fra loro causando un evidente corto circuito.

Non lo si ripete mai abbastanza: il diritto penale non rappresenta la salvezza dai mali italiani, ma, ove maneggiato con poca cura, rischia di esserne una delle cause. Forzare le norme punitive, oltre ad essere incostituzionale, rischia di essere inefficace: una campagna di sensibilizzazione che informi i cittadini responsabilizzandoli è di certo molto più efficace della minaccia di tutte le pene previste dal codice.