Coronavirus in Africa e Medio Oriente: tra paure e sottovalutazioni

Coronavirus: i contagi in Africa e Medio Oriente

L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) non ha dubbi «l’Africa deve svegliarsi». Se i contagi fino a questo momento sono limitati in Africa e in parte del Medio Oriente, potrebbero esserci migliaia di casi non rilevati ed è il momento di «prepararsi al peggio», ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’Oms.

Il Coronavirus in Iran

Il Paese che nella regione ha subito in maniera più devastante l’impatto del Covid-19 è stato fino a questo momento l’Iran. Lo scorso 17 febbraio gli iraniani sono andati a votare nonostante già fosse scattato l’allarme per la diffusione del Coronavirus nel Paese. E Teheran, già indebolita nel suo ruolo regionale dall’assassinio dello scorso gennaio del comandante delle milizie al-Quds, Qassem Suleimani, sta affrontando la crisi più grave in 41 anni di storia della Repubblica islamica.

Mentre scriviamo i morti ufficiali sono 1934 e 24811 i contagi ma molti dicono che le vittime da Covid-19 in Iran sono molte di più, soprattutto tra medici e infermieri. Hanno fatto il giro del mondo le immagini di interi cimiteri costruiti in fretta e furia per seppellire le vittime del contagio così come le sale degli ospedali colme di cadaveri avvolti in sacchi neri.

Abbiamo chiesto ai nostri contatti in Iran come vivono questa fase di quarantena obbligata. Per esempio nella città di Rasht, nel nord del Paese, «decine sono le vittime non dichiarate ma nonostante questo quasi nessuno rispetta le misure di distanziamento sociale, i mercati sono pieni e i festeggiamenti per il capodanno persiano (Newrooz) sono andati avanti dallo scorso 20 marzo, come se nulla fosse», ci hanno confermato.

Le autorità iraniane devono anche fronteggiare gli effetti disastrosi delle sanzioni degli Stati Uniti contro il programma nucleare che stanno mettendo a dura prova l’economia del Paese. Nonostante gli appelli, gli Usa hanno esteso le sanzioni ad altre 12 entità, coinvolte nel programma nucleare in Iran, solo una settimana fa.

E così il governo iraniano ha presentato una lista di beni di cui ha assolutamente bisogno in questa fase di crisi, incluso un prestito di 5 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale (Fmi).

Eppure la guida suprema, Ali Khamenei, che si è fatta riprendere mentre piantava con i guanti un albero nel suo giardino, ha assicurato che avrebbe rifiutato qualsiasi aiuto che venisse dagli Usa, considerati da Teheran probabili corresponsabili nella diffusione del virus.

Non mancano le critiche per i provvedimenti limitati presi dal governo iraniano. Ci ha pensato il quotidiano Etemad a mettere in risalto le carenze nella gestione della crisi, mentre l’Università Sharif di Teheran ha reso noto uno studio secondo il quale 3,5 milioni di iraniani potrebbero essere infettati dal virus.

E allora non resta che affidarsi alla Cina e all’esperienza accumulata a Wuhan, così numerose sono state le visite di medici ed esperti di Pechino per dare una mano al Paese in difficoltà. Già miliardari sono stati gli investimenti cinesi in Iran nel progetto della Via della Seta (One Belt one Road) negli ultimi anni.

Il Coronavirus in Africa

Aumentano i casi di Coronavirus in tutta l’Africa. Il Paese con più contagiati è l’Egitto, mentre scriviamo sono 366 i contagiati e 19 i morti. Le autorità egiziane hanno chiuso scuole, università, bar e ristoranti. Hanno imposto un coprifuoco dalle 7 di sera alle 6 di mattina per due settimane. Il ministro della Salute, Hala Zayed, ha annunciato uno sforzo per sanificare i luoghi pubblici, mentre il governatore della Banca centrale del Cairo ha annunciato un taglio ai tassi di interesse.

Eppure, secondo molte fonti i dati dei contagi, anche tra i militari, sarebbero sottostimati in Egitto. E i provvedimenti presi sarebbero insufficienti. Molti sono gli stranieri rimasti bloccati nel paese a causa della pandemia. Tra di loro lo statunitense, Matt Swider, isolato per quattro giorni in ospedale insieme ad altri 33 passeggeri che si trovavano a Luxor per la loro crociera sul Nilo. Swider è stato in seguito dimesso dopo essere risultato negativo a un secondo tampone. Sarebbero decine gli stranieri rientrati dall’Egitto risultati con sintomi, tra cui un cittadino tunisino. Mentre Ruth Michaelson, giornalista de The Guardian, ha subìto il ritiro dell’accredito stampa al Cairo per i suoi articoli critici sulle misure insufficienti prese per contenere il virus da parte delle autorità egiziane.

Ma le misure contro il coronavirus sono anche un buon pretesto per non fermarsi con la repressione politica. Sono state rilasciate lo scorso 19 marzo, la scrittrice, Ahdaf Soueif, e Laila Soueif, zia e madre dell’attivista socialista in prigione, Alaa Abdel Fattah, fermate on l’accusa di “incitamento alle manifestazioni e diffusione di notizie false”. Erano state arrestate insieme a loro anche la sorella di Alaa, Mona Seif, e la docente dell’Università americana del Cairo, Rabab el Mahdi. «Il solo modo per evitare che le prigioni diventino centri di diffusione della pandemia e mettano a rischio l’intera popolazione è rilasciare quanti più prigionieri possibile», si leggeva in una lettera che Laila Soueif aveva mandato al procuratore generale del Cairo.

Nello stesso giorno sono stati rilasciati altri 15 detenuti, tra cui Shady el-Ghazaly Harb, accusati di far parte di un gruppo fuorilegge e di “tentativi di rovesciare il regime”. È stata rinviata al 30 marzo l’udienza per la detenzione cautelare di Patrick Zaky, studente egiziano all’Università di Bologna, arrestato lo scorso 7 febbraio al suo rientro in Egitto. I suoi familiari ne hanno chiesto il rilascio immediato perché “asmatico”, preoccupati per la mancanza di sanificazione contro il Covid-19 in carcere.

Ma tutto il continente potrebbe a breve fare i conti con le carenze strutturali del sistema sanitario. La Tunisia ha imposto il coprifuoco. In Algeria, dove si contano per ora 17 morti e 230 contagiati, sono state sospese le proteste anti-governative del movimento Hirak che andavano avanti da 55 settimane e sono state disposte misure per il distanziamento sociale e l’auto-isolamento. L’Etiopia e il Congo hanno deciso di mettere in quarantena i viaggiatori provenienti dai paesi dove è scoppiata l’epidemia. All’aeroporto di Entebbe in Uganda i viaggiatori in arrivo vengono disinfettati. La Federazione di calcio della Tanzania ha vietato le strette di mano tra giocatori. Il Ghana e il Gabon hanno chiuso le frontiere in uscita. Sono stati annullati vari avvenimenti pubblici, come la Lega africana di basket in Senegal, mentre le attività del parlamento nigeriano sono state sospese per due settimane.

Il primo Paese a mobilitarsi in aiuto dell’Africa è stata proprio la Cina dove lavorano un milione di cinesi. Un team medico cinese in Sudan ha tenuto una lezione a Khartoum sulle misure di prevenzione e le tecniche di trattamento del coronavirus. Il diplomatico cinese in Namibia, Zhang Yiming, ha annunciato l’invio da parte di Pechino di mille kit di tamponi. L’ambasciatore cinese in Zimbabwe, Guo Shaochun, ha annunciato che il governo cinese fornirà fondi e attrezzature per ammodernare la struttura. E poi, un ulteriore accordo di assistenza è stato siglato tra la società cinese di e-commerce Aliba e i governi etiopico e rwandese. In particolare l’amministratore delegato, Jack Ma, ha garantito la fornitura gratuita di 5,4 milioni di mascherine, 1,1 milioni di tamponi e 40mila indumenti protettivi.