Coronavirus: Agnelli (Confimi), 'dpcm caotico e confusionario, noi non coinvolti'

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L'ultimo Dpcm del governo è "caotico e confusionario, per non parlare dell’iter con cui è stato licenziato. Una serie di anticipazioni e le successive smentite: uno schema, quello utilizzato dal governo, che ormai sembra essere un metodo di comunicazione". E' diretto il commento dell'industriale lombardo Paolo Agnelli, presidente di Alluminio Agnelli e di Confimi industria, organizzazione che raggruppa circa 40 mila imprese con 495 mila dipendenti, intervistato da Adnkronos/Labitalia, nel giudicare l'ultimo Dpcm del governo per l'emergenza coronavirus.  

"Per carità -continua Agnelli- le bozze sono sempre circolate, ma, appunto, erano tali. Invece, per tutta la giornata di domenica si sono alternati testi che, ora dopo ora, smentivano e ribaltavano il precedente. Ne sono un esempio i codici Ateco che circolavano: in prima battuta sembrava si andasse verso un’apertura, poi invece...".  

Entrando nel merito delle misure contenute nel provvedimento dell'esecutivo Conte, Agnelli sottolinea che "Confimi Industria, e me per primo, si è spesa fin da subito per la chiusura totale delle attività, l’emergenza sanitaria, l’emergenza umana, viene prima. Al fatturato ci penseremo poi". E l'industriale lombardo ricorda che "ci sono però settori produttivi strategici al superamento dell’emergenza che è necessario portino avanti le attività, mi riferisco a settori come l’alimentare, il farmaceutico, i trasporti e le loro filiere; e mi aspettavo quindi di trovare in calce al decreto solo i relativi codici Ateco. E invece ci sono settori inspiegabilmente aperti".  

Per Agnelli, non va bene la rigidità seguita con i codici Ateco. "E poi non si può pensare di affidare tutto a un codice Ateco che sono eccessivamente rigidi. Faccio un esempio: potresti produrre tubi in alluminio e quindi il tuo stabilimento appartiene a un determinato codice Ateco, ma magari con la produzione di questi tubi sei fornitore dell’industria farmaceutica perché il tuo prodotto serve per la riduzione dell’ossigeno nella trasformazione dal suo stato liquido al gassoso. Eppure, a oggi, la tua attività si fermerebbe".  

E ad Agnelli non è andato giù il mancato coinvolgimento, nelle decisioni prese dal governo, di tutte le organizzazioni produttive. "Avevamo posto l’accento sulla liquidità e sulla chiusura immediata degli stabilimenti. La direzione presa è stata un’altra. Il decreto del 22 marzo, come quello che lo ha preceduto, sono in parte il frutto del confronto avvenuto in video conferenza tra il governo e le parti sociali, rappresentative solo in parte dal settore produttivo del Paese", spiega il presidente di Confimi, che non è stata coinvolta dall'esecutivo nel confronto.  

Secondo Agnelli le nostre imprese associate, dopo l'ultimo Dpcm del governo sulla chiusura delle attività produttive, "non sanno cosa fare, non si sentono sicuri. C’è tanta confusione, tante differenti condizioni e altrettanti impedimenti. Sembrerà una banalità ma la rigidità dei codici Ateco, che non si adattano alla realtà operativa dell’industria che in assenza di lavoro è stata costretta a diversificare la produzione, sta creando incertezza e disordine. Basti pensare a tutte le aziende di subfornitura che si trovano ferme perché i loro clienti sono chiusi per decreto". 

E sulle misure economiche messe in campo dall'esecutivo con il precedente decreto il presidente di Confimi industria è altrettanto chiaro. "Concordiamo e siamo grati al governo per aver scelto di destinare oltre 10 miliardi in misure straordinarie di tipo assistenziale perché l’emergenza è prima di tutto sanitaria e sociale. Ci rendiamo però conto che l’emorragia sarà presto economica e che servirebbe una croce rossa anche per le imprese", sottolinea.  

"Ci rammarica -spiega ancora Agnelli- però la scelta di non aver voluto diversificare, investendo, tra le altre cose, anche per l’abbattimento del cuneo fiscale in favore di quegli imprenditori che si arrabattano per continuare a pagare gli stipendi", aggiunge.  

E per Agnelli il primo problema per le aziende in questo momento è sotto gli occhi di tutti: "parliamo della liquidità. Così per come è stato scritto nel decreto, il meccanismo di finanziamento alle imprese è vergognoso. Le aziende faranno diverse richieste ai diversi istituti di credito, che però si riserveranno di valutare meritevoli di credito quelle imprese ritenute virtuose, ovvero quelle che si impegnano a mantenere la manodopera e che hanno i bilanci in ordine. Praticamente finanzieranno soltanto chi non ne ha bisogno!", sottolinea.  

Secondo Agnelli, "servono invece misure che assicurino immediata liquidità 'sganciata' da banche e enti di garanzia: è ora che lo Stato finanzi direttamente le aziende o che garantisca i prestiti bancari senza ulteriori delibere", conclude.