Coronavirus: al San Raffaele maxi studio e terapie sperimentali

Fcz

Milano, 26 mar. (askanews) - Avviare degli studi clinici rigorosi per capire perché Covid-19 si manifesti con una gravità così variabile da paziente a paziente e quali sono i farmaci disponibili più efficaci per ciascun caso. Con questo obiettivo i ricercatori dell'Ospedale San Raffaele di Milano hanno avviato un maxi studio clinico di osservazione coordinato dai professori Alberto Zangrillo, direttore delle Unità di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare, e Giovanni Landoni, direttore del Centro di Ricerca in Anestesia e Terapia Intensiva all'interno della stessa Unità, che coinvolge le diverse centinaia di pazienti contagiati dal Coronavirus ricoverati nella struttura. E' un protocollo unitario che permetterà di raccogliere informazioni cliniche e biologiche in modo sistematico e quindi di ottenere dati affidabili sull'efficacia dei farmaci oggi somministrati negli ospedali italiani.

All'interno dello studio ogni paziente segue lo stesso iter terapeutico che, tra l'altro, prevede il prelievo di diversi campioni biologici (sangue, plasma, urine e tamponi virali). Le informazioni che emergono dai campioni vengono poi incrociate con i protocolli di trattamento e i dati clinici raccolti dai pazienti lungo l'intero periodo di degenza, nel tentativo di riuscire a capire meglio cosa accomuna i pazienti più gravi, quali sono gli indicatori che ci permettono di prevedere il decorso della malattia e quali sono i farmaci che funzionano meglio nei diversi casi.

Il Coronavirus si manifesta infatti in modo molto diversificato dal punto di vista della gravità dei sintomi: in quasi l'80% dei pazienti la presenza del virus è poco o per nulla sintomatica e nel restante 20% dà origine a una polmonite grave. "Osserviamo grande variabilità anche in quel 20% di pazienti più gravi ricoverati in ospedale. Molti si riprendono con la sola somministrazione dell'ossigeno, altri necessitano della terapia intensiva e in alcuni casi addirittura dell'ossigenazione extracorporea" spiega Zangrillo. "Al momento, su questo fronte - precisa - stiamo studiando il beneficio dalla ventilazione non-invasiva in uno stadio precocissimo della malattia, mentre nei pazienti nella fase maggiormente critica stiamo testando l'uso dell'Angiotensina II, un vasocostrittore già usato in terapia intensiva e che potrebbe dare un beneficio proprio in questi pazienti".