Coronavirus: Amadori (Ail), 'tsunami per pazienti con tumori del sangue'

webinfo@adnkronos.com
·3 minuto per la lettura

"Per i pazienti affetti da neoplasie ematologiche sono tempi molto duri. Sicuramente sono soggetti stressati da una diagnosi così difficoltosa e difficile da digerire come quella di portare un tumore del sangue. Su tutto questo si è abbattuto come uno tsunami l’arrivo della pandemia di Covid-19 che chiaramente non ha fatto altro che aumentare le paure e le angosce, il senso di incapacità di reagire bene alla malattia, di poter arrivare al traguardo della guarigione. Ma noi ematologi lo diciamo da tempo, sono stati fatti progressi straordinari nell’ultimo decennio. Oggi sappiamo che circa il 70 per cento dei nostri pazienti guarisce da queste malattie. Eppure, a causa dell’emergenza sanitaria da Sar-Cov-2, il primo timore che il malato ha è “ma cosa mi succede se io mi infetto?". Lo ha detto questa mattina Sergio Amadori, presidente nazionale Ail, intervenendo alla conferenza stampa web dal titolo ”Il paziente con neoplasie ematologiche - La vita ai tempi del Covid-19”, durante la quale è stata annunciata la V Conferenza nazionale di ematologia “La vita ai tempi del Covid-19: ad alto rischio i pazienti affetti da tumori del sangue”, promossa da Ail Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, e che per la prima volta si terrà in modalità virtuale, a causa delle misure anti-pandemia.

“Il paziente con neoplasie ematologiche – ha aggiunto Amadori - sa già che se viene infettato ha un rischio più elevato di finire in terapia intensiva rispetto a un suo coetaneo che non ha una diagnosi di tumore del sangue. Inoltre, la preoccupazione che la pandemia, avendo travolto tutte le nostre strutture sanitarie, compresi gli ospedali, possa in qualche modo interferire sull’andamento regolare dei programmi terapeutici (riorganizzazione logistica dei reparti, riallocazione del personale medico-infermieristico nei reparti Covid) ha creato in questi pazienti un senso di angoscia: 'Che farò? Verrò ancora seguito nell’ambulatorio di Ematologia se gli appuntamenti sono stati dilazionati e i medici e infermieri dislocati nei reparti Covid?'".

Non solo la paura del contagio, tra le preoccupazioni dei pazienti c’è anche il timore di essere abbandonati a casa. “Anche quando viene seguito a domicilio – ricorda Amadori - perché l’ambiente ospedaliero non è ottimale per chi ha un grosso rischio di contagio, il paziente sente la lontananza dell’ematologo e del volontario. E allora pensa che questo possa influire sull’andamento della malattia. Fortunatamente, in questo periodo di pandemia, posso dire che questi pazienti sono stati 'coccolati' da parte dei team di cura. Oggi sappiamo che sono stati pochissimi i pazienti che hanno subito un dilazionamento dei trattamenti. La stragrande maggioranza, infatti, ha seguito regolarmente le terapie anche grazie ad Ail, che ha incrementato del 40% i servizi di assistenza domiciliare”.

La Conferenza nazionale di ematologia, assicura il presidente nazionale di Ail, sarà un momento di ascolto per i pazienti sui progressi terapeutici delle diverse malattie ematologiche e una finestra di ascolto da parte dei clinici collegati in rete sui bisogni, sulle attese e sulle speranze dei malati per i prossimi anni. “Il paziente ormai sempre più smart – sostiene Amadori - vuole sapere a che punto siamo con la ricerca. Ecco, noi possiamo parlare apertamente con i nostri pazienti della loro patologia perché disponiamo di armi estremamente potenti, le cosiddette terapie mirate o intelligenti, in grado di colpire selettivamente la malattia risparmiando il più possibile tossicità d’organo. Ovviamente daremo la parola ai pazienti, ai loro familiari, molto più informati rispetto al passato, perché sono tante le domande che possono emergere da queste conferenze. Nostro compito è ascoltare tutti in silenzio e poi spiegare come stanno effettivamente le cose”.