Coronavirus, appello del Regno ai vescovi: dite una... -2-

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Bologna, 12 mar. (askanews) - E su cosa possono e debbono intervenire i vescovi italiani - si domanda Brunelli - di fronte al dramma soggettivo di migliaia di persone, al dramma collettivo di una nazione, nel dramma globale? "Qui il problema non è sancire la maggiore o minore autonomia della Chiesa e delle sue decisioni come istituzione religiosa distinta dallo stato. Non siamo di fronte a un problema che riguarda, com'è accaduto in altri momenti della storia, il rapporto stato - Chiesa, non in termini istituzionali o ideologici almeno". Semmai quello di "affrontare il tema della fragilità personale e collettiva, sociale ed economica, politica e istituzionale" e quello della "malattia, della vita e della morte, che tocca e ridefinisce ogni cosa". La decisione di chiudere le chiese e non celebrare l'eucaristia, fa notare il direttore de Il Regno, non è questa una questione che riguarda solo i cristiani e chi ha fede: "Qui, ora è l'esercizio della nostra responsabilità per la vita di tutti. La nostra decisione di rinunciare è in realtà un'offerta. Altrimenti solo l'egoismo personale e sociale segnerà in forma duratura questo passaggio difficile. Se si chiudono le chiese è per la vita. E per la vita nel suo significato evangelico di dono. Per eccedenza d'amore". Da qui l'appello ai vescovi italiani. "Su un piano personale ed ecclesiale - ha scritto Brunelli - sperimentiamo una forma inedita di solitudine della fede. Certo non poter celebrare l'eucaristia, cioè il centro della nostra fede, non è cosa qualsiasi, da argomentare con un semplice e burocratico 'in ottemperanza' (il che spingerebbe davvero nel senso di un'accelerazione del processo di scristianizzazione). Tutto questo non è senza conseguenze, né sul piano individuale, né su quello comunitario, ma non è di per sé neppure una crisi della fede, se è sostenuto da un annuncio forte, argomentato, reso condiviso da parte della Chiesa". La Chiesa italiana e "lo stesso vescovo di Roma" - ha aggiunto - "sono attesi per una parola che ripeta nuovamente il Vangelo in questo tempo; che affronti il mistero della morte e della risurrezione. Perché con questo, oggi, tutti, individualmente e collettivamente, siamo confrontati. Questa è l'attesa, consapevole o meno, di una moltitudine".