Coronavirus: Assofond, le conseguenze le vedremo solo nei prossimi mesi

Coronavirus: Assofond, le conseguenze le vedremo solo nei prossimi mesi

Milano, 27 feb. (Labitalia) – "E' un calo significativo che deve farci riflettere. Tuttavia, mi sento di condividere la fiducia espressa dai colleghi imprenditori e che emerge dall’indagine. Vedremo soltanto nei prossimi mesi quali saranno le conseguenze dell’emergenza Coronavirus che stiamo vivendo in questi giorni". A dirlo Roberto Ariotti, presidente di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane, a commento dell'ultima indagine congiunturale realizzata dal Centro Studi dell’associazione e relativa al quarto trimestre 2019.

Le elaborazioni di Assofond sui dati Istat evidenziano che l’indice della produzione industriale ha segnato negli ultimi tre mesi del 2019 un ulteriore peggioramento, attestandosi a 90,4 punti rispetto alla base fissa, stabilita sulla media del 2018 (quota 100). E' il nuovo punto di minimo assoluto per il settore dal primo trimestre del 2016. La perdita media dal picco massimo si aggrava ed è pari, con l’ultima rilevazione, al -1,9%.

"I primi due mesi del 2020 – aggiunge Ariotti – non suggeriscono un’inversione di tendenza. Alle ragioni strutturali si sommano criticità contingenti e fenomeni del tutto imprevedibili. Siamo un paese privo di politica industriale, che paga lo scotto di un mercato globale in contrazione. Siamo subfornitori di un settore chiave dell’industria manifatturiera europea, quello dell’auto, che oggi è in affanno. C’è una guerra dei dazi, in cui non riusciamo a prendere una netta posizione".

In termini congiunturali, il quarto trimestre 2019 ha segnato un ulteriore -4,9% di perdita di produzione sul terzo periodo dello stesso anno, il calo peggiore dall’inizio del 2018. Si è assistito anche a un declino sui valori tendenziali che non accenna a cambiare verso: nel corso del 2019 l’andamento della curva è stato contrastato, ancorché stabilizzato su valori superiori al -7,4% del quarto trimestre 2018, punto di declino massimo rispetto ai corrispondenti valori del 2017, che, tuttavia, nel quarto trimestre del 2019, ritrova conferma con la flessione del -7,3% e una tendenza nuovamente in declino, così come accadeva un anno fa.

Allargando l’analisi ai principali paesi europei, risulta che l’indice italiano è, comunque, secondo solo a quello spagnolo, il cui declino si ferma a 96,1 punti, rispetto alla sua media dei livelli produttivi del 2018; gli altri due principali Paesi europei, Francia e, soprattutto Germania, conseguono risultati peggiori, rispettivamente, pari a 85,5 e 84,6 punti. In tutti i casi, i settori delle fonderie registrano il loro minimo assoluto e un 2019 in continua decrescita rispetto alla base fissa del 2018.

Su base annua, per quanto l’Istat riveda e affini l’indice ogni mese, il valore calcolato nell’ultimo trimestre rappresenta una buona stima sul bilancio annuale del settore e, se l’Italia segna un -5,3% sulla produzione del 2018, la Germania arriva al -7,6%, la Spagna lo limita al -1,4%, mentre la Francia presenta lo scenario peggiore, con un passivo del -8,1%.

Nei disaggregati del settore italiano, le difficoltà maggiori le registra il comparto della ghisa, con un indice della produzione industriale che indietreggia fino a 77,4 punti; a seguire, ma con quasi dieci punti in più, il comparto dell’acciaio, a 86,5 punti, mentre le fonderie non ferrose limitano la flessione a 93,4 punti sull’indice a base fissa 2018. Sui valori tendenziali è ancora la ghisa che conferma il momento peggiore, aggravando la perdita tendenziale al – 24,5% sullo stesso periodo del 2018.

Il comparto dell’acciaio, che sembrava aver acquisito lo slancio giusto per un recupero sul medio periodo, segna anch’esso un’inversione di tendenza, nuovamente negativa e pari al -0,6%. I 'non ferrosi' presentano una curva tendenziale in risalita, ma ancora in territorio negativo (-3,4%). Stabile la visibilità sugli ordini, cresce l’utilizzo di capacità produttiva La visibilità sugli ordini rimane piatta e pari a 2,4 mensilità, sostenuta dalla più ampia, e in crescita, media rilevata nel comparto dell’acciaio (3,2) e dai 3,3 mesi dei non ferrosi, in questo caso stabili sui trimestri precedenti. La ghisa controbilancia il valore generale, confermando il dato più basso in assoluto, pari a 1,9 mensilità, che già aveva riscontrato nel terzo trimestre.

E' in aumento l’utilizzo di capacità produttiva, salita, nel quarto trimestre 2019, al 69,3%, cui pesa il 75,4% dell’acciaio, in lieve calo rispetto al trimestre precedente, il 69,6% dei non ferrosi, in recupero, e il 68,1% della ghisa, anch’essa superiore al valore registrato sul terzo trimestre 2019. Una conferma del momento di difficoltà arriva dal ricorso agli ammortizzatori sociali: nell’ultimo trimestre sale, rapidamente, la cig ordinaria, dall’8,6% del terzo quarto al 22,9% delle aziende rispondenti; anche la cig straordinaria è in forte crescita, all’8,6%, quasi sei punti in più, rispetto al periodo precedente (2,9%). Stabile, al 5,7%, la numerosità delle fonderie che sono ricorse ai contratti di solidarietà.

Il clima di fiducia resiste ai consuntivi deludenti del quarto trimestre 2019: soprattutto dal comparto della ghisa, quello in maggiore difficoltà, le opinioni sul quadro economico di breve periodo non sono tutte necessariamente negative; se si aggiunge, inoltre, la quota importante di ottimisti dell’acciaio, si spiega come l’indice generale cresca di oltre dieci punti, arrivando, nell’ultima rilevazione, a 50 lunghezze, ben al di sopra dei valori assunti nei tre trimestri precedenti.

Il 17,6% del campione Assofond è ottimista sull’inizio del 2020 e controbilancia un’analoga percentuale dei pessimisti. La maggioranza, ancorché con un’incidenza inferiore rispetto alle rilevazioni precedenti, rimane su un’opinione di stabilità (64,7%).

"Il nostro ottimismo – sottolinea Ariotti – poggia sul nostro essere resilienti e proiettati al futuro. Ben prima che l’Europa si muovesse, abbiamo imboccato la strada della sostenibilità ambientale e del riciclo. Fare fonderia in Italia significa, oggi, farlo nel modo più efficiente e sostenibile al mondo. E questo conterà sempre di più. Per questo crediamo poter resistere anche questa nuova fase di difficoltà. Certo, da parte nei nostri interlocutori, ci aspettiamo altrettanto dinamismo. Serve una stagione di riforme, politiche, economiche e culturali, che ponga nuovamente l’industria al centro. Uno slancio che non mi aspetto termini con il 2020, ma che in questi mesi abbia davvero inizio".