Coronavirus, Assolombarda: non fermare circolazione merci

Fcz

Milano, 11 mar. (askanews) - Assolombarda concorda con Confindustria Lombardia sulla strada da percorrere per fronteggiare l'emergenza Coronavirus e limitare la diffusione del contagio, senza bloccare la produzione. L'associazione territoriale che rappresenta industriali e imprenditori di Milano e provincia è infatti allineata con la presa di posizione di Confindustria Lombardia nella quale si definisce "indispendabile" non bloccare l'attività delle imprese della regione, "dando continuità a tutte le attività produttive e alla libera circolazione delle merci".

A testimoniarlo sono le parole del presidente Carlo Bonomi che già l'8 marzo scorso -poco prima dell'approvazione del decreto della presidenza del Consiglio dei ministri che ha allargato a tutto il territorio nazionale le restrizioni fino a quel momento in vigore in tre Regioni e 14 province particolarmente colpite dal rischio contagio- aveva insistito sulla "necessità urgente di garantire e favorire la libera circolazione delle merci in entrata e in uscita dalle vaste aree interdette in cui si originano quote decisive del Pil, del lavoro e dell'export italiano". Una posizione diversa da quella dei vertici della Regione Lombardia, che ancora in queste ore stanno portando avanti la richiesta al governo della chiusura delle attività imprenditoriali della Regione, con la sola eccezione per la vendita di generi alimentari, prodotti farmaceutici e altri beni o servizi di prima necessità, nonchè la riduzione del trasporto pubblico locale.

A questo proposito, Bonomi aveva puntato anche l'accento sulla necessità di "grande trasparenza" da parte delle istituzioni che, nella speranza di contenere la diffusione del virus, assumono provvedimenti "necessari", ma anche "molto invasivi" per il tessuto economico lombardo. Il che, aveva precisto il numero uno degli industriali milanesi, "significa evitare assolutamente annunci di misure che rimbalzano nel mondo prima di essere adottate e che di fatto vengono assunte prima che i corpi intermedi possano dare il loro contributo alla valutazione sugli effetti economici e sociali che ne conseguono". Questi perchè, aveva puntualizzato ancora Bonomi, una situazione di "incertezza" porta inevitabilmente a "danni economici e occupazionali ancora più gravi". Il suo è stato soprattutto un appello alla massima concertazione possibile: "Nell'emergenza, chiediamo alle istituzioni di rafforzare la capacità di valutare ex ante le conseguenze di ciò che esse decidono. Va costruita tutti insieme, la resilienza italiana", erano state le parole di Bonomi.