Coronavirus a Bergamo, appello di 243 sindaci: “Fermiamoci davvero”

Coronavirus Bergamo

Prosegue inesorabile l’emergenza Coronavirus: in una costante e drammatica lotta contro il tempo, è Bergamo uno dei comuni più colpiti. Perché l’area non sia diventata zona rossa, se lo domandano in molti. Tra loro c’è persino il professor Roberto Remuzzi.

Gli ospedali sono al collasso, i posti letto in terapia intensiva ormai esauriti. Il personale sanitario è stremato. Al dolore fisico, tra mascherine che soffocano, guanti che provocano abrasioni, tute che fanno sudare, protezioni che lasciano lividi, si aggiunge quell’implacabile dolore interiore. Non importa l’età, la malattia, il quadro clinico più o meno compresso: alla morte non ci si abituerà mai. La città, così affascinante nelle sue vie del centro, così romantica e suggestiva nella sua parte alta, è irriconoscibile, spettrale. Danno tormento le immagini devastanti tra le corsie degli ospedali, dove sono moltissimi i pazienti intubati. I più gravi non ci usciranno mai, muoiono con gli stessi vestiti che avevano indosso quando sono stati ricoverati: completamente soli. Lo strazio di chi sta male resta impresso e fa soffrire.

Ora 243 sindaci di Comuni della Bergamasca hanno inviato una lettera al premier Giuseppe Conte e al governatore della Lombardia Attilio Fontana. L’appello è quello di applicare misure più rigide e severe per impedire un’ulteriore propagazione del contagio. La zona non riesce più a far fronte all’emergenza.

Coronavirus a Bergamo, l’appello dei sindaci

Niente flash mob, niente canti sui balconi. La gente non esce di casa, ma la morte aleggia indisturbata e continua a mietere vittime. Il picco dell’epidemia non è ancora stato raggiunto, ma nella Bergamasca, con 385 vittime in una settimana, l’apice del dolore è già stato toccato. Oltre 10 pagine di necrologi sull’Eco di Bergamo confermano la gravità del problema. Di morte non se ne vuole più sentir parlare. Eppure tra le strade della città l’esercito trasporta bare che non trovano posto.

A partire dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, sono 243 i primi cittadini dei comuni bergamaschi che hanno deciso di inviare una seria richiesta di aiuto al premier Conte e al governatore lombardo Fontana. “Al momento riteniamo che l’adozione di nuovi provvedimenti restrittivi possa rappresentare l’unica soluzione per una tragedia che sembra non avere fine“, sono le parole strazianti scritte nella lettera.

È arrivato il momento di fermarci, ma per davvero. Confidiamo in voi”, è l’appello dei sindaci. A chi sta bene viene chiesto uno sforzo banale: restare in casa, proteggere così chi soffre, evitando contatti e possibili nuovi contagi.