Coronavirus a Bergamo, le immagini del reparto di terapia intensiva

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All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo il reparto di terapia intensiva è completamente saturo a causa del coronavirus, con pazienti sistemati in ogni stanza disponibile e finanche nei corridoi. È questo quello che mostrano le dolorose immagini girate all’interno della struttura in queste ultime ore e che forniscono la prova documentata di quanti danni l’epidemia stia causando nella provincia lombarda. L’ultimo dato della Protezione Civile sulla provincia di Bergamo ha rilevato 3.760 contagiati.

Coronavirus a Bergamo, terapia intensiva satura

Le immagini girate all’interno dell’ospedale bergamasco danno conferma alle parole pronunciate pochi giorni fa dall’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, che parlava di una situazione ai limiti del collasso: “È da una settimana che arriviamo a fine serata con soli 15 posti liberi in Lombardia”. Tutti i 76 letti di terapia intensiva della struttura sono infatti occupati e i pazienti non bisognosi di intubazione vengono trasferiti presso altri ospedali, anche di regioni limitrofe.

In mancanza di posti letto, spesso i pazienti vengono intubati in corridoio o addirittura quando ancora sono in ambulanza. Gli operatori sanitari hanno soltanto pochi secondi per decidere la procedura da adottare per ogni singolo malato, stendendolo in posizione prona per facilitare la respirazione e calibrando i valori della macchina per la ventilazione artificiale.

La sperimentazione del Tocilizumab

All’interno del Papa Giovanni XXIII i medici stanno tentando qualunque strada per uscire da quello che sembra un vicolo cieco, anche sperimentando farmaci come il Tocilizumab che sembrerebbe aver avuto riscontro positivi in alcuni pazienti ricoverati a Cosenza e a Napoli. Una fonte interna della struttura afferma tuttavia che il suddetto medicinale non possa essere ancora considerato una soluzione definitiva: “Nessun farmaco adottato ci ha fatto dire: ‘Ecco, questa è la svolta’. Sin qui abbiamo ricavato solo impressioni. Qualcuno guarisce, qualcun altro no. La verità è che siamo al collasso”.