Coronavirus, Borrelli: 3.405 decessi, più che in Cina

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Roma, 19 mar. (askanews) - Oltre 400 morti in 24 ore. Sono numeri da attentato terroristico quelli che ormai fa registrare il Coronavirus, il Covid-19, in Italia. I dati diffusi dal capo della Protezione civile e commissario straordinario per l'emergenza, Angelo Borrelli, indicano una tragedia che ha fatto salire l'asticella dei decessi a 3.405 morti. Ed anche se si sottolinea con un po' di enfasi il numero dei guariti, 415 oggi per un totale di 4440. Bisogna subito aggiungere che i nuovi pazienti positivi sono 4480 e la cifra complessiva è 33190. Di queste, 14.935 in isolamento domiciliare, 2249 sono in terapia intensiva. I decessi di sono 427: il numero totale delle vittime ha dunque superato quello registrato in Cina. "Oggi sono stati trasferiti 4 pazienti per un totale di pazienti trasferiti dalla Lombardia di 59, 22 affetti dal virus e 37 con altre problematiche", ha continuato Borrelli.

E' un incontro con la stampa in cui quasi nessuno riesce a comunicare ottimismo. Anche il fatto che non risultano casi nei centri per migranti viene subito spiegato con il fattore che l'affollamento dei centri in questione, in questo periodo, è decisamente meno rispetto ad altri momenti storici del nostro Paese - ha aggiunto Borrelli - il dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione ha avuto sin da subito un atteggiamento di prevenzione e ha emanato una serie di disposizioni volte a garantire comunque il distanziamento interpersonale e sono state adottate regole di prudenza e di cautela".

La situazione di emergenza se non d'allarme è contrassegnata da quel che rimbalza nella sede della Protezione civile, alla periferia nord-est della Capitale, dalla Lombardia, che è la regione vera 'prima linea' della vicenda, almeno in questi giorni. "Noi abbiamo acquistato per il tramite di Consip 390mila tamponi che sono in distribuzione e quindi tutte le regioni avranno i tamponi necessari. E qualora dovesse servire ne acquisteremo ancora degli altri", ha spiegato Borrelli rispondendo ad una domanda sulla difficoltà di alcune regioni che sono indietro con i 'tamponi'. Il pensiero di tutti corre alla Lombardia, al Veneto. "A chi deve fare i 'tamponi' per salvarsi", si sussurrerà al termine dell'incontro con i cronisti.

Anche perché una delle prime qustioni sottoposte riguarda proprio il possibile trasferimento di medici in Lombardia. "Questa è una richiesta che è alla valutazione del governo, vi posso dire che stiamo elaborando delle ipotesi per supportare anche in questo campo la Regione Lombardia". In assoluto - ha detto ancora Borrelli - in merito alla annunciata produzione di mascherine dalla Regione Veneto, "ci sono delle mascherine che servono per limitare la diffusione del droplet, ma non possono essere utilizzate dal personale sanitario. Sono utilizzate da tutte le altre persone che vogliono evitare la diffusione del contagio, ma in quel caso va sempre rispettata la distanza e le regole che sono state date. E' un qualcosa in più rispetto a non portare nulla. Sicuramente sono utili".

Riguardo il capitolo degli 'ultimi', dei senza tetto o dei migranti, Borrelli ha aggiunto: "Allo stato devono essere organizzati dei luoghi per i senza fissa dimora, e debbono essere organizzati dai comuni e dalle Regioni che supporteranno i comuni. So che a Roma si sta affrontando il tema, ne ho parlato con la sindaca Raggi già un paio di giorni fa. Si sta lavorando con i servizi sociali per trovare dei luoghi dove poter ospitare chi ha bisogno di avere un periodo di isolamento domiciliare. C'è la possibilità di acquisire strutture alberghiere da parte delle realtà locali che poi ovviamente potranno avere un ristoro dei costi sulla gestione dell'emergenza".

Rispetto alla questione nel suo complesso bisogna esser innovativi, come l'ordinanza di protezione civile firmata da Borrelli nelle ultime ore e che consente la dematerializzazione delle ricette mediche con l'attribuzione di un codice; ma anche il ricorso ai volontari. Attualmente ce ne sono "5905 volontari, 1.432 in più, segno dello sforzo straordinario della società civile, così come, tra gli altri, dei sanitari, delle forze dell'ordine e armate". Comunque resta quel passo avanti concesso ai cittadini che "non dovranno più andare dai medici di base per i farmaci ma avranno un codice che indicheranno in farmacia per poter ritirare i farmaci".