Coronavirus, Caiazza: il carcere al tempo del Covid-19

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Roma, 14 mar. (askanews) - "Il monito, da sempre purtroppo inascoltato, vuole che uno Stato che non rispetti le proprie stesse regole sia uno Stato più debole, più vulnerabile. La vicenda del carcere al tempo del coronavirus ne è la più lampante conferma. Il sistema carcerario italiano è da anni fuori legge, indifferente agli ammonimenti prima, ed alle condanne poi, della giustizia sovranazionale. Il sovraffollamento è di nuovo ben oltre i numeri già oggetto della condanna CEDU nel caso Torreggiani, e non certo da poche settimane o da qualche mese". Scrive così in un post su Facebook, il presidente dell'Unione Camere penali l'avvocato Gian Domenico Caiazza.

"Una classe dirigente irresponsabile, cinicamente interessata solo al ricco dividendo elettorale delle scelte populiste del 'tutti in galera' e della declinazione farsesca e sgrammaticata del principio di 'certezza della pena', ha scelto lucidamente in questi ultimi due anni nemmeno il rischio, ma la assoluta certezza di replicare la vergogna di un tasso medio di sovraffollamento carcerario oltre il 130%, immaginando e soprattutto lasciando immaginare alla pubblica opinione che questo fosse il volto di uno Stato forte, inflessibile con i criminali, protettivo verso le 'persone per bene', finalmente rispettoso del principio di 'certezza della pena'".

"Ora però arriva l'imponderabile, cioè una pandemia virale di grande aggressività, e quel volto duro e tracotante d'improvviso impallidisce e balbetta. Hai deliberatamente ammassato gente - una gran bella fetta della quale peraltro solo in attesa di essere giudicata- nella discarica sociale dei fatiscenti penitenziari italiani, pretendendo che si arrangiassero in sette in celle da tre o in nove in celle da cinque, e ora sei di fronte al bivio: o riconduci di corsa la popolazione carceraria almeno dentro i limiti della massima capienza legale, nel tentativo di poter organizzare in modo almeno plausibile una attività di controllo della epidemia, o ti scoppia in mano una bomba atomica". (Segue)