Coronavirus, Caiazza: il carcere al tempo del Covid-19 -2-

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Roma, 14 mar. (askanews) - "Deve anche essere ben chiaro che questa più che probabile esplosione non riguarderebbe solo i detenuti ma, come in tutte le epidemie che si rispettino, tutto il mondo esterno che ruota intorno al carcere. Perfino chi nutrisse l'indegna idea che chi sta in carcere è perché se lo è meritato, e dunque peggio per lui, deve comprendere che ogni giorno nel carcere entrano e dal carcere escono migliaia di persone, dagli agenti di polizia penitenziaria al personale amministrativo e sanitario, dagli assistenti sociali ai cappellani e al volontariato. È di poche ore fa la notizia ufficiale di una detenuta positiva nel carcere di Lecce, e di altre situazioni analoghe in corso di monitoraggio in tutte le carceri italiane". Sottolinea Caiazza nel suo post.

"Di qui l'iniziativa delle Camere Penali Italiane, che con un pubblico appello rivolto al Governo ed a tutti i Parlamentari della Repubblica hanno formulato una proposta che, se messa in atto, consentirebbe di decongestionare le carceri in tempi brevi, senza interrompere la espiazione delle pene, ma semplicemente sostituendone la esecuzione, per pene inferiori a due anni, con la detenzione domiciliare, una volta accertata la semplice condizione della esistenza -naturalmente- di un domicilio familiare stabile", continua il legale.

"In realtà la legge già prevede questa possibilità, per pene residue fino a 18 mesi, rimettendone l'iniziativa ai Direttori delle carceri. Qui si tratta di innalzare quel limite a 24 mesi, e di applicare il principio con decreto legge, dunque lasciando ai Tribunali di Sorveglianza solo il compito di verificare la esistenza del domicilio familiare disponibile. Vedremo subito se le prime reazioni ad una proposta di tale essenziale semplicità saranno ancora ancora una volta ispirate a quella incredibile pervicacia securitaria".

"Invece di riflettere sulle responsabilità di una classe dirigente refrattaria essa per prima al rispetto delle regole e dei principi addirittura di rango costituzionale, si torna a fare la faccia feroce: non si aprano le porte di quelle celle. Non sai dove finisce l'ignoranza, e dove inizia il più desolante senso di irresponsabilità. Ma qui non c'è più spazio per le fanfaronate: ognuno si assuma le proprie responsabilità, perché questa volta gli errori saranno chiari a tutti, e potrebbero essere davvero imperdonabili".