##Coronavirus, in Calabria si studia cura,creati anticorpi sintetici

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Roma, 21 mar. (askanews) - Arriva ancora dal Sud una speranza per la cura del Coronavirus. Dopo i risultati ottenuti dall'Istituto Pascale di Napoli con il farmaco finora usato contro l'artrite reumatoide, a lanciare la nuova sfida è un gruppo di ricercatori dell'Università della Calabria, che ha sviluppato in laboratorio un nuovo possibile trattamento per la SARS-CoV-2 (nuovo Coronavirus). Si tratta di anticorpi sintetici che, iniettati nel paziente, potrebbero agire direttamente sul virus bloccando l'infezione: una sorta di "chiave" in grado di chiudere al virus l'accesso alle cellule umane.

Più scientificamente parlando, sono nano-particelle il cui meccanismo di azione è appunto quello di "bloccare il virus ancor prima che entri a contatto con le cellule umane, inibendo la proteina, detta proteina spike, che si lega ad uno specifico recettore delle nostre cellule, ACE2", sostiene lo studio firmato dal gruppo di ricercatori calabresi impegnati nel lavoro insieme allo spin off Macrofarm dell'UniCal.

Li guida Francesco Puoci, professore associato del Dipartimento di Farmacia dell'UniCal di Arcavacata (Cs) e fondatore di Macrofarm. Con il suo team ha verificato che gli anticorpi sviluppati funzionano e bloccano il "tasto di accensione" della Sars Cov 2. "Finora ho lavorato molto in campo oncologico - spiega - e in questo studio sul Covid-19 ho applicato lo stesso approccio, occupandomi non delle cellule tumorali ma del virus e, soprattutto, del segmento RBD delle proteine spike, deputate all'interazione tra il virus e le cellule ospiti. L'anticorpo sintetico che abbiamo individuato funziona ed è, quindi, in grado di bloccare la replicazione del virus". A differenza del farmaco usato con successo al Pascale di Napoli che invece "argina l'infezione polmonare".

"Abbiamo lavorato sotto forte stress e a ritmi forzati - racconta il coordinatore del team - per poter raggiungere risultati in termini di sicurezza ed efficacia. La selettività di azione è stata verificata utilizzando come analogo strutturale la sequenza proteica di un dominio RBD di un altro coronavirus, la Sars, che con il nuovo SARS-CoV-2 condivide più dell'80 per cento del genoma".

"Gli anticorpi sintetici funzionano - assicura Puoci - ora servono le prove sul virus attivo. Siamo all'inizio del percorso e, per questo, abbiamo lanciato una raccolta fondi, un crowdfunding, sulla piattaforma GoFundMe, con il sostegno dell'Associazione BeGov - fa sapere - perchè servono altri fondi. Tanti. Abbiamo calcolato che servirebbe quasi un milione di euro per concludere la sperimentazione pre-clinica, quella sul topo, per poi passare alla fase clinica sull'uomo".