Coronavirus: Calderone (Cup), 'Bene Conte su apertura studi professionali

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"Gli studi professionali sono stati esplicitamente esclusi dal Dpcm del 22 marzo 2020 tra le strutture che devono chiudere per l’epidemia in corso. La scelta di Palazzo Chigi è assolutamente in sintonia con il ruolo sociale ricoperto dagli iscritti agli Ordini e con i servizi professionali offerti ai cittadini, in outsourcing rispetto alla Pubblica amministrazione". Così, con Adnkronos/Labitalia, Marina Calderone, presidente del Comitato unitario delle professioni e del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, commenta le decisioni del Dpcm di ieri sul fermo delle attività produttive.  

Secondo Calderone, "in particolare, i consulenti del lavoro stanno predisponendo e trasmettendo le pratiche per la cassa integrazione di tutte le aziende chiuse da provvedimenti della Pubblica autorità o dai decreti ovvero per le aziende fermatesi a causa del blocco del mercato". "E dai prossimi giorni ci saranno anche da sviluppare i conteggi per la gestione delle buste paga di tutti i lavoratori italiani. Senza l’attività professionale dei consulenti del lavoro, oltre 10milioni di lavoratori subordinati e autonomi italiani resterebbero senza assistenza", spiega ancora. E per Calderone questa delicatezza di ruolo "è stata colta anche dal governatore Fontana che, prima del Dpcm citato avente portata giuridica più ampia, ha diramato il 21 marzo scorso un'ordinanza con cui ha chiuso le attività degli studi professionali 'salvo quelle relative ai servizi indifferibili e urgenti o sottoposti a termini di scadenza'", conclude.  

A far sentire la propria voce anche il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Massimo Miani: "Noi oggi siamo aperti, siamo stati considerati come professione che fornisce servizi essenziali e non può essere altrimenti se dobbiamo calcolare le imposte che non sono state sospese e aiutare le imprese sulla cassa integrazione. Ma c'è confusione tra il decreto del governo e le ordinanze delle Regioni: noi vogliamo chiarezza. Ad esempio l'ordinanza della Regione Lombardia che prevede la chiusura degli studi professionali 'salvo quelle relative ai servizi indifferibili e urgenti o sottoposti a termini di scadenza'. E la stessa cosa sta succedendo in Piemonte, e ad esempio al comune di Rimini. Diciamo quindi che serve chiarezza". E Miani chiarisce che "noi non vogliamo mettere a repentaglio la vita di nessuno, abbiamo messo tanti collaboratori e dipendenti in smart working ma se c'è necessità di dover andare a prendere in studio un fascicolo o altro, dobbiamo poterlo fare", conclude.  

Apertura anche per i notai. “Con il dpcm del 21 marzo non cambia la situazione degli studi notarili che restano aperti, il notaio è un pubblico ufficiale tenuto a prestare la sua attività quali che siano le circostanze, come previsto dalla legge notarile”, dice Cesare Felice Giuliani, presidente del Consiglio nazionale del notariato. “Una procura - spiega - finalizzata a stipulare un atto indifferibile e urgente, un testamento da parte di un soggetto che si trovi nell'impossibilità di scrivere, una disposizione anticipata di trattamento sono negozi giuridici che non possono essere posticipati o rinviati neppure in caso di malattie epidemiche o contagiose. Si tratta di un’importante assunzione di responsabilità e una significativa rassicurazione per la cittadinanza preoccupata in un momento di grave incertezza, ma la diffusione del coronavirus impone al notaio di attenersi alle indicazioni impartite dal governo nello svolgimento della propria funzione pubblica”.  

“Gli studi notarili - sottolinea Giuliani - restano pertanto aperti e siamo tenuti a prestare il nostro ministero sia pure unicamente per i casi e le situazioni indifferibili e/o urgenti che dovranno essere certificate tali da apposita dichiarazione resa dai clienti, similarmente a quanto richiesto dai ministeri della Sanità e dell’Interno per giustificare gli spostamenti sul territorio”. Per i notai, dunque, “restano le indicazioni che il Consiglio nazionale del notariato ha già diramato nelle scorse settimane. Per legge gli studi che costituiscono la sede principale del notaio non possono chiudere, in considerazione della funzione pubblica svolta e del loro radicamento al territorio”.  

“La funzione del notaio - ricorda - è garanzia di legalità che deve essere assicurata nell’interesse dei cittadini e dello Stato sia in momenti ordinari, sia in momenti eccezionali ed imprevisti come questo. Per quanto riguarda i collaboratori, dovranno per lo più operare in modalità ‘smart working’ e dovranno essere rigorosamente osservate le prescrizioni sanitarie già comunicate”. “Nei casi in cui - avverte - sia necessario procedere alla stipula dell’atto notarile, le parti dovranno recarsi presso lo studio del notaio senza accompagnatori non necessari, rispettando gli orari, rispettando le distanze di sicurezza e adeguandosi alle prescrizioni di sicurezza adottate dallo studio. Le disposizioni dei dpcm, nel dubbio, vanno interpretate restrittivamente”.