Coronavirus, Caramanna (FdI): proposte a supporto settore alberghiero

Pol/Bac

Roma, 5 mar. (askanews) - "Cancellazione della tassa di soggiorno per tutto il 2020 o sua rimodulazione riconoscendo un agio agli albergatori di almeno il 10% per consentire, in questo momento di forte crisi, di fornire cash flow a sostegno della azienda; cassa integrazione per l'intero comparto di sei mesi (anche per le aziende con meno di 6 dipendenti); cancellazione dell'Imu per le attività turistico-ricettive sia alberghiere che extralberghiere di tipo imprenditoriale; contributi figurativi per sei mesi per tutti i dipendenti del settore turistico ricettivo. Sono queste le proposte che come responsabile nazionale Turismo di Fratelli d'Italia ho inviato ai vertici del mio partito, per supportare il settore turistico-alberghiero in forte crisi a causa delle conseguenze della diffusione del Coronavirus, chiedendo che tali proposte siano portate al tavolo comune del centrodestra". Lo riferisce in una nota il responsabile nazionale Turismo di Fratelli d'Italia, Gianluca Caramanna.

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    "Nessuno pensa alle chiese aperte colme, però se, in tre o quattro, volessero, potessero, mettere piede in una chiesa, non penso che, con guanti e mascherine, darebbero fastidio a nessuno". Così Matteo Salvini, parlando a TeleLombardia. L'ipotesi di riaprire le chiese ai fedeli per Pasqua "era una riflessione sul fatto di come vivere la fede, è chiaro che ognuno la sua fede la vive anche nel privato, la vive a casa, la vive nel suo intimo", aggiunge, tornandoa sua proposta di riapertura dei luoghi di culto, a determinate condizioni. "Ecco io ritengo che anche per quelli che credono, che ci tengono, potersi riavvicinare alla fede anche fisicamente sarebbe importante - Poi decideranno i vescovi, decideranno i medici". "E' chiaro - sottolinea - che non si pensa alle riapertura delle scuole, delle chiese, delle fabbriche, però magari ad aver la possibilità di entrare singolarmente" in chiesa "come uno entra in tabaccheria". Magari "in due, in tre alla volta, come al supermercato, che quando vado a fare la spesa non è che c'è la folla, si entra due o tre alla volta, ti provano la febbre, ti metti i guanti, ti metti il mascherine", spiega ancora il leader della Lega.

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    "La Germania renda l'aiuto che ebbe", dice l'ex cancelliere ​Schröder

    Coronabond sì o coronabond no? “Sono convinto che come prossimo passo abbiamo bisogno anche di uno strumento di debito comune europeo”. In un'intervista al Corriere della Sera l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder all'interrogativo iniziale risponde che possono pur essere gli eurobond, “anche se – sottolinea – non sono veloci da realizzare, oppure – aggiunge poi – può essere un'obbligazione comune e una tantum”.Tuttavia l'impressione dell'ex cancelliere tedesco tra il 1998 e il 2005 è che “l'atteggiamento della Germania sul debito stia cambiando” perché “la situazione è anche molto diversa da quella della crisi finanziaria del 2008” e “le conseguenze economiche, sociali e umane sono molto più devastanti di allora”. Tanto più, aggiunge l'ex primo ministro, che nel frattempo proprio “molti economisti tedeschi, gli stessi che finora avevano sempre osteggiato gli eurobond, esprimono l'opinione che siano proprio questi la direzione da prendere”.E a proposito del Fondo per la ricostruzione proposto dal premier italiano Conte, Schröder sostiene che “se c'è un Paese che deve capire che dopo una crisi esistenziale è indispensabile avere un sostegno paneuropeo per la ricostruzione, questo è la Germania” in quanto “noi – aggiunge – siamo stati aiutati molto dopo la Seconda guerra mondiale, nonostante fossimo stati proprio noi a causarla” per aggiungere anche di ritenere che “ci avvantaggiamo tutti dall'Europa unita, sul piano politico, culturale ed economico” dunque per questo “dobbiamo rapidamente tornare a una normalizzazione della vita” dice l'ex cancelliere federale, perché “le frontiere interne non possono rimanere chiuse a lungo. Le persone devono potersi incontrare di nuovo. Le imprese devono tornare a produrre. È una questione che si pone non solo la Germania”. E lancia un appello: “Cruciale è agire insieme e possibilmente cercare soluzioni europee”.Dunque, “invece di confrontazione, abbiamo bisogno di più cooperazione. Se questa semplice verità venisse compresa a Washington, a Mosca, a Pechino e a Bruxelles, sarebbe un bene per tutti” conclude l'intervista Gerhard Schröder.

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    "Finiamo il campionato. Sarebbe il minor danno possibile, altrimenti il calcio rischia di saltare". Queste le parole dell'ex dirigente del Milan Adriano Galliani, ospite di "Tutti convocati" su Radio 24.

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    Potremmo usare il wài, gesto utilizzato per onorare noi e gli altri

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    Ying Ying e Le Le sono due panda giganti che vivono all'Ocean Park di Hong Kong chiuso ai visitatori dalla fine di gennaio

  • Politica
    AGI

    Si va verso una riapertura graduale. Il Pd vuole una cabina di regia

    Massima cautela e gradualità nella ripartenza delle attività, senza accelerazioni che rischiano di vanificare i sacrifici fatti fin qui. Questa la raccomandazione del Comitato tecnico scientifico al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante la riunione in video conferenza che si è svolta ieri. Una raccomandazione che è anche la linea che il presidente del Consiglio ha fatto sua da tempo e che ha già illustrato nelle recenti interviste alle Tv straniere La Sexta e Nbc.Una riunione molto partecipata: assieme al presidente Conte, per il governo, c'erano i ministri Dario Franceschini, Roberto Speranza, Francesco Boccia, Stefano Patuanelli, Teresa Bellanova, Elena Bonetti, Paola De Micheli, Lucia Azzolina; tra i componenti del Comitato scientifico, il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, il direttore del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, il direttore scientifico dell'Istituto per le malattie infettive 'Lazzaro Spallanzani', Giuseppe Ippolito, il componente del comitato e geriatra del Policlinico Gemelli di Roma Roberto Bernabei, oltre al commissario per gli approvvigionamenti, Domenico Arcuri e al commissario per l'emergenza coronavirus, Angelo Borrelli. "Necessario non forzare la mano"Una 'plenaria' durata quasi tre ore e durante la quale, si apprende, è stato fatto il punto della situazione con i dati aggiornati della curva epidemiologica, sulle misure fin qui adottate, ma soprattutto si è concordato sulla necessità di non forzare la mano con le riaperture rispetto alla data fin qui ufficializzata, quella del 16 aprile. La decisione, ha comunque sottolineato Borrelli in conferenza stampa, spetterà all'autorità politica che la comunicherà nella sede opportuna.Una prima riunione alla quale ne seguiranno altre, viene spiegato, per gettare le basi di un cronoprogramma - seppure di massima - per le riaperture. Le parti interessate si rivedranno certamente prima della data - ormai prossima - del 16 aprile, ma non avrebbero al momento fissato una data per la nuova riunione. La proposta dei demIl Partito Democratico insiste con la proposta di una cabina di regia: la delegazione dem non ne ha parlato ieri perché, viene riferito, non era ancora la sede opportuna per discuterne. Ma la linea dei dem rimane questa: una cabina di regia che raccolga rappresentanti di governo e forze politiche di maggioranza e opposizione, enti locali e regioni, sindacati e imprenditori e comunità scientifica."Si apre una fase molto delicata di questa emergenza drammatica, dobbiamo affrontarla con una cabina di regia autorevole, con all'interno maggioranza e opposizioni, enti locali, regioni, parti sociali e comunita' scientifica", ha detto il ministro Boccia al termine della riunione. Tutti insieme per governare la ripartenza, ma anche per verificare l'efficacia delle proposte messe in campo dal governo a cominciare dal Cura Italia e dal decreto liquidità appena varato. Un decreto al quale, ha spiegato il vice segretario del Pd Andrea Orlando, dovrà seguire un provvedimento ad hoc per la sburocratizzazione e semplificazione della Pubblica Amministrazione."La palla tocca a due settori che svolgeranno una funzione essenziale. Alla pubblica amministrazione, alla quale si chiede uno sforzo importante di semplificazione, puntando sull'autocertificazione, facendo in modo tale che le misure, i sussidi e gli interventi che si dovranno realizzare, arrivino in porto più presto possibile". E poi "al sistema creditizio, e non mi riferisco tanto alla banche, quanto ai lavoratori che stanno agli sportelli e non solo, ai quali è richiesto uno sforzo straordinario, perché dovranno gestire un flusso di molti miliardi di euro, anche avendo a che fare con lavoratori e imprese in condizioni di grave crisi". Il ruolo delle bancheAl ruolo delle banche ha fatto riferimento nei giorni scorsi anche il responsabile economico del Pd, Emanuele Felice: "lavoreremo anche perché le banche non ostacolino questa liquidità". Insomma, la preoccupazione dei dem è che gli istituti di credito possano non essere del tutto preparati ad affrontare questa nuova fase e che lo sforzo del governo possa essere vanificato dalla lentezza nella risposta di istituti di credito e sistema amministrativo. Una preoccupazione manifestata anche dal segretario Zingaretti che nelle ore scorse ha sottolineato: "Ora ci vuole il massimo della velocità dal sistema amministrativo e delle banche per l'accesso alla liquidità".