Coronavirus, cardiologo del Niguarda: “Tutte le rianimazioni sono quasi piene”

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La situazione coronavirus all’ospedale di Niguarda di Milano è “tragica”: a riferirlo è un cardiologo in servizio nella struttura. L’ospedale meneghino “sta esplodendo”. Nel suo racconto si delinea una situazione difficile che senza l’aiuto di ogni cittadino potrebbe soltanto peggiorare. Le persone, secondo il cardiologo, non hanno compreso la gravità della situazione attuale: “Bisogna che la gente lo capisca”. Una scena simile è quella raccontata da un altro medico di Bergamo, che ha rivelato come lo scenario somigli a una guerra: “Dobbiamo scegliere chi curare e chi no”.

Coronavirus, parla un cardiologo del Niguarda

L’ospedale Niguarda di Milano sta scoppiando: il numero delle persone ricoverate a causa del coronavirus è insostenibile e un cardiologo ha voluto descrivere la situazione. Ci sono “30 intubati Covid-19 – ha detto -, tutte le rianimazioni sono quasi piene. Si sta pensando a un numero di triage dei rianimatori per distribuire i pazienti sui letti di rianimazione e decidere chi intubare e chi lasciare morire“. La situazione è simile a quella di Bergamo, dove un medico aveva raccontato di dover decidere quali pazienti curare e quali no.

Al Niguarda, uno degli ospedali di Milano, “hanno chiuso interi reparti – ha raccontato il cardiologo -, hanno ridotto i posti letto dei reparti tradizionali. Hanno bloccato gli interventi chirurgici, hanno bloccato gli ambulatori per far venire i medici ambulatoriali a fare i medici per i reparti Covid-19. Arrivano ogni giorno in maniera esponenziale: hanno triplicato i posti di rianimazione e volevano chiuderci l’Utic (Unità di Terapia Intensiva Coronarica ndr.). Non so quante Utic sono state chiuse per cui la rete è tata chiusa e stanno decentrando tutto“.

Per quanto riguarda il personale, invece, i medici non vengono neanche più messi in quarantena o sottoposti al tampone. “Se sei venuto a contatto con un paziente infetto – ha spiegato il cardiologo – e non hai alcun sintomo vieni a lavorare”. In alternativa, “se hai dei sintomi decidi tu se venire a lavorare o se rimanere a casa”. Per fronteggiare l’emergenza, inoltre, “stanno assumendo tutti gli specializzandi del Policlinico“. “Si aspettano 50 polmoniti al giorno”.

“In cardiologia – ha proseguito il cardiologo del Niguarda – non hanno ancora ricoverato i Covid, ma è subdolissima la possibilità di identificarli, perché non te ne accorgi, non li vedi”. A differenza di quanto riferiscono sui media nazionali, infatti, queste persone non si riconoscono. Da quanto si apprende, inoltre, ci sarebbero moltissimi giovani, anche 20enni (o pazienti nati negli anni Settanta), che presentano delle “polmoniti orribili”.

Risulta essenziale, quindi, rispettare le disposizioni del comitato scientifico per limitare la diffusione del contagio. “Bisogna assolutamente che la gente lo capisca“, ha concluso il cardiologo.