Coronavirus, Caritas: +30% richieste, a Milano è dramma sociale

Cro/Ska

Città del Vaticano, 18 mar. (askanews) - "Non c'è dubbio che stiamo per affrontare una vera e propria crisi sociale che metterà a dura prova non solo le nostre strutture ricettive, ma anche quelle di altri enti caritativi": lo dichiara all'Osservatore Romano Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, che dal 24 febbraio ha visto crescere del 30 per cento il flusso di persone che bussano alle porte degli otto empori della solidarietà esistenti nel territorio dell'arcidiocesi di Milano, dove vengono distribuiti gratuitamente generi alimentari.

Fino a qualche giorno fa, a rivolgersi alle strutture di Caritas Ambrosiana erano senzatetto, immigrati; adesso l'emergenza coinvolge anche le fasce dei lavoratori più vulnerabili, che si sono trovate per prime a subire gli effetti della crisi. Senza reddito e con scarsissime tutele, rischiano di sprofondare in una condizione dalla quale difficilmente potranno rialzarsi e ripartire. Una triste realtà: "A queste persone si aggiungono gli italiani, e non, che avevano un lavoretto saltuario o una collaborazione a tempo determinato, come colf, badanti, camerieri. Una fetta di popolazione — spiega Gualzetti — che non potrà usufruire delle misure di protezione che il Governo si appresta a mettere in campo, dalla cassa integrazione in deroga ai congedi familiari. Saranno loro a pagare il costo sociale più salato a questa crisi. Anche se finora se ne parla ancora poco".

In tanti, già adesso, non ricevono più un euro e hanno assistito impotenti al dissolversi di contratti per i prossimi mesi, a volte già stipulati. E' chiaro che se l'emergenza dovesse continuare per molto gli effetti potrebbero essere ancora più estesi e drammatici. Al riguardo il direttore di Caritas Ambrosiana, che nella mattinata di oggi, mercoledì, ha incontrato l'arcivescovo di Milano, Mario Enrico Delpini, per mettere a punto una serie di ulteriori interventi per far fronte a questa difficile situazione, non nasconde la sua preoccupazione, alla vigilia della festa di san Giuseppe: "Oltre alle difficoltà di tipo sanitario, purtroppo, si sono aggiunte quelle lavorative: persone che fino a qualche mese fa non avevano bisogno dei nostri servizi adesso chiedono aiuto; padri che sono stati licenziati perché l'albergo nel quale lavoravano non ha più clienti; mamme che facevano le pulizie a casa di anziani e che adesso non possono più andare per le misure restrittive adottate giustamente dal Governo; tanti altri ancora che non riescono ad assicurarsi un pasto caldo perché il datore di lavoro ha chiuso la propria attività commerciale".

Accanto a queste criticità va ad aggiungersi la difficoltà nella distribuzione delle derrate alimentari nel capoluogo lombardo. "I volontari sono diminuiti — osserva Gualzetti — e non si riesce ad assicurare lo stesso servizio di prima". In particolare, a quanti mettono a disposizione il loro tempo per aiutare i più deboli "bisogna riconoscere che gestiscono servizi essenziali per una fascia di popolazione particolarmente debole e quindi occorre aiutarli ad andare avanti — conclude — distribuendo anche a loro mascherine, guanti, insomma tutti i dispositivi per la protezione individuale che sono necessari".