Coronavirus, cartelli choc a Cagliari per tenere la gente in casa

Gianni Solinas

Manifesti choc a Cagliari per 'invitare' le persone a non uscire di casa con  inevitabili attacchi al sindaco Paolo Truzzu che li ha fatti affiggere in tutta la città. Sono grandi sei metri per tre con uno stile che, per certi versi, ricorda quello dei messaggi contro il fumo sui pacchetti di sigarette, ma fortunatamente senza immagini.

I grandi pannelli bianchi sono apparsi nelle strade del capoluogo sardo con su scritto "Quando mio figlio è stato contagiato ho capito che dovevo rinunciare a quella spesa inutile", oppure "Quando mi hanno portato in ospedale ho capito che dovevo rinunciare a quella corsa" e anche "Quando hanno intubato mio padre ho ripensato a quella passeggiata che non dovevo fare". Una serie di 'rimproveri preventivi', firmati dal primo cittadino che ha voluto diffondere in questo modo il messaggio "meno usciamo, prima ne usciamo".

La campagna di informazione istituzionale non è piaciuta ai più, almeno da quanto si evince dai social. C'è chi parla di "messaggi terroristici" e chi ricorda "che la maggior parte dei contagi sono avvenuti in ospedale e non per strada". Altri bollano l'iniziativa come "pubblicità regresso" o come "narrazione paranoica". Per molti è "inaccettabile" o "ingiusto" comunicare in questo modo per cui si chiede la promozione di una "campagna istituzionale semplice e diretta" per ribadire i motivi che impongono, in questo periodo, lo stare a casa.

Qualcuno suggerisce, semplicemente, di "rimuovere i manifesti". Tra questi l'ex avversaria del sindaco alle elezioni comunali, Francesca Ghirra dei Progressisti, che "amareggiata e dispiaciuta" spiega che avrebbe preferito un utilizzo diverso delle risorse impiegate per la stampa dei manifesti come, ad esempio, "l'acquisto qualche dispositivo di protezione individuale".

Non si è fatta attendere la replica del primo cittadino, sempre su Facebook. "Qualche sepolcro imbiancato, qualche vecchia gloria con il ditino sempre puntato, acide commentatrici, confusi giovanotti con uno strano concetto di democrazia",. Così il sindaco di Cagliari ha definito chi lo ha criticato  "Sapevo che sarei stato attaccato, che avrei ricevuto gli insulti", spiega, "ma voglio che, passato lo choc iniziale, si possa riflettere".

"Mi preoccupo  - spiega il sindaco -  che tutti, oggi e domani, siano in ottima salute. Per riprendere in mano, dopo questa tragedia, il presente e il nostro futuro. Senza nessun intento di criminalizzazione dei cagliaritani, come qualcuno, dedito più alla propaganda e alla mistificazione, ha voluto far credere. Cagliaritani che nella maggior parte si comportano con correttezza. Ma il problema sono gli altri che rischiano di vanificare il lavoro di tutti. E allora mi faccio una domanda: se non siamo disposti ad affrontare una rinuncia in momento come questo, quando mai dovremo farlo?". Il sindaco chiude il suo post ringraziando l'agenzia che ha lavorato "per spirito di servizio" ricordando che "la campagna non costa un euro al comune, così come le affissioni".