Coronavirus a Catania, parla il primo guarito: “Curato in modo eccellente”

·3 minuto per la lettura
coronavirus Catania
coronavirus Catania

In mezzo a tanta preoccupazione ed emergenza per il coronavirus ci sono anche buone notizie. Come quella della guarigione del primo caso a Catania, che racconta come si è salvato dal temuto Covid-19.

Coronavirus, parla uno dei guariti

“Questa esperienza mi ha insegnato che non sono onnipotente e non sono invincibile, sono un uomo, devo rallentare, godermi le piccole cose anche se dovrò rinunciare la sera a fumare il mio mezzo toscano”. Sono le parole del primo guarito da coronavirus a Catania, un docente dell’Università degli Studi di Reggio Calabria. Il professore racconta come, a metà febbraio, “la nostra facoltà aveva organizzato un convegno al quale hanno preso parte docenti da tutta Italia, prima ancora che esplodesse il focolaio di Codogno.” Poi, i primi sintomi: “qualche giorno dopo ho accusato i sintomi di un’influenza con tosse e febbre molto alta, ma non essendo stato nelle zone cosiddette a rischio non abbiamo preso in considerazione l’ipotesi Coronavirus né io né miei familiari e neppure il medico di base. Tuttavia, dopo dieci giorni di febbre 39 e 40° la situazione ha cominciato a preoccuparmi”.

Coronavirus, professore guarito a Catania

Continua: “Ho chiamato il medico che mi ha avuto in cura e l’ho informato della situazione. Questi ha insistito perchè mi recassi all’Utir senza indugio e così, quando sono arrivato, mi hanno dotato di una mascherina, mi hanno completamente spogliato, spostato in terapia intensiva e cominciato la terapia farmacologica per far abbassare la temperatura. In serata la febbre era un po’ scesa ma avevo difficoltà a respirare, una sensazione di mancanza d’aria preoccupante e inquietante, pertanto il direttore dell’Utir, forzando i protocolli – perché non c’erano i segni del caso sospetto – ha insistito perché facessi il tampone, e, sorpresa, sono risultato positivo al Covid-19”.

Coronavirus, il racconto del professore guarito

Dopo aver scoperto di essere positivo, un turbine di emozioni ha sconvolto il docente dell’Università di Reggio Calabria. “La reazione principale è stata di disorientamento -racconta-, da uomo di scienza mi sono sempre sentito invincibile, poi è subentrato lo stupore e poi l’incredulità, io ero uno dei contagiati da Coronavirus e mi sembrava irreale e impossibile, ma era così. Adesso la carica virale si è arrestata e ha iniziato a regredire fino alla sua scomparsa, quindi posso dire che sono guarito, ma se qui a Catania non è successo quello che è accaduto a Codogno, lo si deve al direttore dell’Utir e al personale di quel reparto. Non rientrando nei casi sospetti sarei andato al pronto soccorso, sarei rimasto quattro o cinque ore in sala d’aspetto e avrei contagiato tutti, sarebbe stato catastrofico”. Per fortuna, non è stato così. “La nostra sanità è carente per mille motivi, ma allo stesso tempo ha punte di eccellenza che non vanno taciuti. Posso dire con certezza che l’Utir di Catania è una piccola Svizzera e che tutte le polemiche che sono seguite al mio ricovero e al tampone che mi è stato fatto, purchè non rientravo nei tipi sospetti, sono inutili e strumentali”.