Coronavirus, Cei: chiese chiuse per senso di responsabilità -2-

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Roma, 12 mar. (askanews) - "'I cristiani non si differenziano dagli altri uomini - osserva la lettera A Diogneto -: vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo'. È con questo sguardo di fiducia, speranza e carità che intendiamo affrontare questa stagione. Ne è parte anche la condivisione delle limitazioni a cui ogni cittadino è sottoposto. A ciascuno, in particolare, viene chiesto di avere la massima attenzione, perché un'eventuale sua imprudenza nell'osservare le misure sanitarie potrebbe danneggiare altre persone".

"Di questa responsabilità può essere espressione anche la decisione di chiudere le chiese", scrive la Cei. "Questo non perché lo Stato ce lo imponga, ma per un senso di appartenenza alla famiglia umana, esposta a un virus di cui ancora non conosciamo la natura né la propagazione".

"I sacerdoti celebrano quotidianamente per il Popolo, vivono l'adorazione eucaristica con un maggior supplemento di tempo e di preghiera. Nel rispetto delle norme sanitarie, si fanno prossimi ai fratelli e alle sorelle, specialmente i più bisognosi. Da monasteri e comunità religiose sappiamo di poter contare su un'orazione continua per il Paese".

"Con questo spirito, viviamo i giorni che abbiamo davanti: quelli fino al 25 marzo (termine dell'attuale decreto), quelli successivi, nei quali resta in vigore il decreto precedente (fino al 3 aprile), quelli che traguardano. Giorni, tutti, intrisi di fiducia nel Mistero pasquale".