Coronavirus: chiuso l'80% delle profumerie nonostante deroga

Fcz

Milano, 12 mar. (askanews) - A dispetto della deroga prevista per la categoria dal Dpcm approvato ieri sera dal governo, l'80% delle circa 1.000 profumerie italiane rappresentate da Fenapro (la Federazione Nazionale Profumerie aderente a Confcommercio) ha deciso di tenere abbassate le saracinesche. Ad assicurarlo ad Askanews è Luigi Marazzi, componente del consiglio direttivo di Fenapro e presidente dell'Associazione Profumerie di Milano, che precisa: "Il momento è difficile ma la tutela della salute viene prima di tutto".

Un atteggiamento di sostanziale cautela condiviso dalla maggior parte dei profumieri italiani: "Quando ieri sera sono riuscito finalmente a leggere il testo del decreto - racconta - sono rimasto a dir poco stupito. Abbiamo avuto una riunione del consiglio, ovviamente in collegamento con strumenti informatici, e nessuno dei nostri associati si aspettava questa deroga un po' strana molto probabilmente dovuta al fatto che nelle profumerie si vedono prodotti per l'igiene personale classificati come beni di prima necessità". La maggior parte dei profumieri ha comunque deciso di tenere chiuso il proprio negozio: "Siamo tutti molto spaventati soprattutto nelle aree del Nord più colpite dall'emergenza. Un mio collega di Bari, ad esempio, ha preferito tenere aperto. Mi sono confrontato con altri colleghi e hanno tutti molta paura a lavorare. Se tieni aperto ed entra in negozio un contagiato, rischi grosso. Perciò sono in molti quelli che preferiscono tenere chiuso il proprio negozio, così come già deciso dalle grandi multinazionali come Sephora".

La situazione è grave soprattutto a Milano, dove le profumerie "sono quasi tutte chiuse, e non da oggi, ma già dopo il decreto di domenica scorsa". Gli effetti di un possibile contagio preoccupano molto di più delle ripercussioni economiche che un lunga fase di chiusura potrebbe provocare sul settore delle profumerie. "Ciascuno di noi - precisa ancora Marrazzi - è in forte difficoltà. Ci sono una serie di costi fissi da sostenere, affitti, utenze, stipendi del personale. Stiamo tentando di fare di tutto per ottenere una serie di aiuti come ammortizzatori sociali per i dipendenti, moratoria fiscale e dei pagamenti. Ma la salute - ribadisce - viene prima di tutto".