Coronavirus: Cifa Italia, ristoranti e bar restino aperti in sicurezza anche dopo le 18

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Coronavirus: Cifa Italia, ristoranti e bar restino aperti in sicurezza anche dopo le 18
Coronavirus: Cifa Italia, ristoranti e bar restino aperti in sicurezza anche dopo le 18

Roma, 28 ott. (Labitalia) – "Serve un provvedimento che dia la possibilità ai ristoratori e ai bar di aprire la sera con le regole che attualmente vigono. Non ha senso dar loro la possibilità di aprire solo fino alle 18. Così i costi di struttura non possono essere coperti". Lo ha detto Andrea Cafà, presidente dell’associazione autonoma datoriale Cifa Italia.

"Il Covid-19 – ha proseguito Cafà – c’è e ci sarà ancora per parecchio tempo, ma noi dobbiamo imparare a vivere con questo problema. Servono provvedimenti e anche testimonianze che educhino le persone a tutelarsi, a usare i dispositivi di sicurezza, a evitare gli assembramenti. Servono disposizioni coerenti e armoniche. Che senso ha autorizzare gli operatori della ristorazione per il pranzo e fino alle 18,00 e poi non dar loro la possibilità di lavorare la sera, ovviamente nel rispetto delle obbligatorie condizioni di sicurezza? Questo genere di provvedimenti aumenta il dissenso e dà linfa ai gruppi di protesta che da alcune sere stanno scendendo nelle nostre piazze".

Per il presidente di Cifa, servono anzitutto maggiori investimenti per le terapie intensive e per l’assistenza domiciliare al fine di evitare il collasso delle strutture sanitarie: "I decisori politici comprendano che al danno subìto da molti settori, causa Covid-19, si aggiunge, giorno dopo giorno, il disagio di molte famiglie che non riescono a comprare beni di prima necessità. Abbiamo bisogno di provvedimenti veloci e incisivi che plachino i bisogni di queste famiglie, oltre agli investimenti già detti sul fronte sanitario. Invito maggioranza e opposizione a fare fronte comune, abbandonando per il momento le contrapposizioni politiche. Sarebbe auspicabile che evitassero strumentalizzazioni inopportune e facessero un uso attento dell’informazione al fine di non mettere a dura prova la coesione sociale".