Coronavirus, Cimo-Fesmed: troppe criticità in SSN -2-

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Roma, 28 feb. (askanews) - Sulla implementazione di specifiche misure organizzative nel Pronto Soccorso, quarta domanda, solo il 44% ha risposto in modo positivo. Infine, alla domanda sul livello di informazione esistente all'interno della struttura ospedaliera, emerge, in modo chiaro, che solo il 17,8% ha fatto formazione e ha avuto informazione, che nel 15,1% dei casi sono stati coinvolti solo i responsabili di struttura e che nel 48,3% degli intervistati ha evidenziato l'assenza di iniziative aziendali.

"Il test, che non pretendeva di avere una valenza statistica - ha commentato Guido Quici, presidente di CIMO-FESMED (aderente a CIDA) ma si prefiggeva di 'fotografare' come la situazione riguardante il COVID-19 fosse percepita dal personale medico. E le risposte fornite dimostrano, al netto dell'indiscutibile impegno e dei risultati di medici e sanitari sul campo, che la sanità italiana non può andare avanti in queste condizioni, che l'autonomia differenziata, di fatto già in atto, non è in grado di fronteggiare possibili emergenze sanitarie; che la stessa crea insicurezza tra gli operatori sanitari e disparità di accesso alle cure. È questa l'ultima occasione per rivedere seriamente il nostro servizio sanitario nazionale nell'ottica dell'accessibilità, uniformità e sicurezza delle cure", ha concluso Quici.