Coronavirus in Cina: “Il governo ha ritardato a lanciare l’allarme”

I dottori in Cina

I medici in Cina avevano avvisato il governo locale sul pericolo del coronavirus ma l’allarme è partito troppo tardi. Solo il 20 gennaio, dieci giorni dopo l’identificazione del virus, il presidente Xi Jinping, ha citato per la prima volta l’epidemia.

Coronavirus in Cina: “L’allarme partito tardi”

A denunciarlo non solo i media occidentali ma anche quelli legati al regime che puntano il dito contro il sindaco Zhou e il governatore provinciale Wang. Lo stesso sindaco ha ammesso che: “Gli avvertimenti non sono stati sufficienti” però spiega anche alla televisione che non avrebbe potuto fare di più.

I medici avevano lanciato l’allarme già a fine dicembre come dimostrano i messaggi dei ricercatori scientifici di Wuhan all’Oms. I politici locali hanno anche confermato di aver messo a tacere i segnali lanciati dagli stessi dottori.

Secondo quanto si apprende l’epidemia poteva essere contenuta se il governo non avesse sottovalutato le informazioni arrivate. Ai medici è infatti stato detto di non parlare per evitare il caos ma i primi morti hanno fatto comunque fatto scattare la paura e le mascherine sono andate subito a ruba a Wuhan. Il governo ha anche arrestato otto persone colpevoli di aver fatto girare voci false sull’epidemia.

Il ritardo, secondo quanto viene detto, è stato causato da un meccanismo centralizzato introdotto dopo la Sars che prevede che ogni test va confermato direttamente a Pechino. E per far questo ci sono voluti cinque giorni. “Un buco di informazioni” ha poi ammesso anche l’Autorità sanitaria.