Coronavirus, in Cina petizione intellettuali per libertà di parola -3-

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Roma, 12 feb. (askanews) - Li, assieme ad altre sette persone, fu fermato e perseguito per aver diffuso la notizia dell'epidemia nel mese di dicembre. L'accusa mossa contro di lui fu quella di aver diffuso "voci" allarmistiche. In seguito c'è stata una riabilitazione per queste otto persone, ma per Li era troppo tardi: venerdì scorso è morto per la stessa epidemia che aveva denunciato.

La commozione e la rabbia nel Paese è stata tanta e molti hanno puntato il dito contro le autorità. Pechino ha iniziato a silurare una serie di funzionari locali per la gestione dell'epidemia da coronavirus, che potrebbe però alla lunga avere conseguenze più gravi per il potere cinese, soprattutto se il contagio dovesse continuare ai ritmi accelerati che si vedono ora: ai dati aggiornati a oggi in Cina ci sono 1.113 morti e oltre 44.600 contagi. (Segue)