Coronavirus, Cittadinanzattiva: proroga fornitura dispositivi medici

Cro/Mpd

Roma, 19 mar. (askanews) - Prorogare su tutto il territorio nazionale per almeno 90 giorni la fornitura dei presidi medici indispensabili per i pazienti cronici, la cui domanda scade nei mesi di marzo ed aprile. Ed ancora, controllare i dati clinici a distanza per limitare l'esposizione dei pazienti e dei sanitari al rischio infettivo da coronavirus. È quanto chiede oggi Cittadinanzattiva - Coordinamento nazionale Associazioni Malati Cronici (CnAMC) in una lettera inviata ai Presidenti delle Regioni, agli Assessori Regionali alla Salute e al Ministero della Salute. Diverse Regioni - ricorda una nota - hanno deciso di prorogare a 90 giorni la scadenza delle domande di fornitura di tutti quei dispositivi per i quali è necessario garantire la continuità e la cui interruzione può causare, quindi, un danno ai pazienti cronici. Parliamo di persone che utilizzano presidi medici quali sacche, placche, pannolini, cateteri, strisce per la misurazione della glicemia, sacche per alimentazione speciale, alimenti aproteici, il controllo periodico e straordinario di devices impiantati per pazienti con scompenso cardiaco, i presidi per l'emodialisi ambulatoriale, per la dialisi peritoneale e l'emodialisi domiciliare e i farmaci immunosoppressori a distribuzione diretta e per conto per i trapiantati d'organo, sondini per tracheoaspirazione, metalline nonché tutti i presidi per la ventilazione meccanica e per la nutrizione enterale. "Tuttavia queste direttive, in termini temporali, stentano ad essere recepite a livello territoriale", dichiara Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva.

"Nei giorni scorsi, insieme ai medici internisti della Fadoi, ci siamo rivolti all'Aifa affinché prorogasse i piani terapeutici, richiesta che l'Agenzia ha accolto nel giro di poche ore. Oggi facciamo una richiesta analoga alle Regioni e al Ministero perché sia garantita su tutto il territorio nazionale la continuità nell'utilizzo dei dispositivi indispensabili, anche attraverso controllo dei dati clinici a distanza, limitando l'esposizione dei pazienti e dei sanitari al rischio infettivo e senza distrarre operatori sanitari dalle loro attività emergenziali. Allo stesso modo, i soggetti che si occupano del servizio, dovrebbero effettuare la consegna a domicilio solo nel caso in cui il paziente non è in grado autonomamente di recarsi personalmente a ritirare i dispositivi medici. Ci sembra una richiesta di buon senso per favorire la continuità terapeutica e, allo stesso tempo, tutelare la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari, in questa fase di emergenza".

(Segue)