Coronavirus, CNN: “Medici italiani confidano nel lockdown, non c’è un piano b”

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La CNN ha intervistato diversi medici italiani che si sono espressi sul lockdown messo in atto per contrastare il coronavirus e sugli effetti he questo produrrà. Tutti sono concordi sul fatto che sia l’unica misura in grado di ridurre i contagi, anche perché “non c’è un piano b“.

Coronavirus: i medici italiani alla CNN

L’emittente statunitense ha inizialmente parlato della difficile situazione che stanno vivendo gli ospedali italiani di cui moltissimi medici hanno contratto l’infezione, in alcuni casi a causa della mancanza di un’adeguata protezione. Ha poi intercettato diversi dottori tra cui Giorgio Palù, professore di virologia e microbiologia dell’Università di Padova. Costui ha dovuto ammettere che, dopo dieci giorni dalla chiusura delle attività commerciali e dal divieto degli spostamenti sperava in una diminuzione dei contagi.

La pendenza della curva dei contagi è ancora in aumento, il che rende difficile dire quand’è che il blocco deciso dal decreto possa iniziare a portare benefici tangibili“, ha dichiarato. Si ritiene comunque convinto che il lockdown sia l’unica soluzione possibile pur criticando il governo che a suo dire avrebbe dovuto pensarci prima. “C’è stata la proposta di isolare chi proveniva dall’epicentro del virus, ovvero dalla Cina. Poi è stata vista come razzista“, ha ammesso.

Della stessa opinione anche Alessandro Grimaldi, primario di malattie infettive dell’ospedale San Salvatore de L’Aquila che difende la linea del blocco. Consapevole che combattere un nemico come questo è difficile, ha sottolineato che l’Italia deve prendere esempio dalla Cina che “ci ha mostrato che servono misure drastiche“.

Alessandro Vergallo, anestesista nel reparto di terapia intensiva, ha evidenziato i ritardi dell’Europa nel dare aiuti economici. Ha invece mostrato come l’Italia abbia risposto più velocemente e meglio di ogni altra nazione. Anche lui è convinto che le misure di contenimento produrranno i loro frutti ma non sa dire quando. Ha affermato di aver provato ad interpretare la curva per cercare di capire quando ci potrebbe essere un ritorno alla normalità ma, trattandosi di un virus sconosciuto, è difficile fare previsioni. “Speriamo che entro il 26 marzo (data di scadenza del decreto di blocco) i numeri decrescano“, ha concluso.