Coronavirus, Coas medici: sembra emergere rallentamento contagio

Cro/Mpd

Roma, 18 mar. (askanews) - "La segregazione di 60 milioni di italiani a casa propria, sta iniziando a dare i cenni sperati di riduzione del contagio, non in termini assoluti ma di percentuale rispetto a quelli possibili. Dai dati di ieri 17 marzo 2020, pur con tutti i numeri in aumento a dir poco impietoso, sembra proprio scorgersi una flessione non del numero totale dei casi, ma si avverte in modo sensibile la riduzione percentuale dei nuovi casi riscontrati rispetto al numero di casi che si sarebbero potuti dover registrare". E' quanto dichiara Alessandro Garau, segretario generale del Coas Medici Dirigenti, che sta monitorando i dati forniti giorno per giorno sul COVID 19.

"Dal 10 marzo in poi, in solo una settimana, - aggiunge Garau - il rapporto tra numero di contagianti e numero di contagiati che il 10 marzo 2020 era del 20% al giorno, è andato progressivamente a ridursi, arrivando ieri (17 marzo) alla percentuale dell'11%, cioè a quasi la metà". "La rilevanza di questa osservazione - prosegue - è avvalorata dalla costanza della discesa di questa percentuale e soprattutto dalla coincidenza con la dichiarazione dell'emergenza sanitaria e la decisione di sospendere la circolazione delle persone. Anche se tanto resta da fare, sembra proprio che questo fosse proprio l'effetto che ci si attendeva, almeno per confermare la bontà della scelta fatta dal Governo e dai suoi Consulenti tecnici. Secondo Garau, "rispetto alla diffusione del virus che ci si dovrebbe attendere per un fattore di diffusione 2,4 come dichiarato, il contagio sta rallentando sensibilmente la sua velocità di diffusione rispetto a quanto matematicamente prevedibile in relazione al numero di possibili contagi, paragonato in percentuale rispetto ai contagianti". "Ritengo - conclude - che possa essere considerato un cenno che la strada intrapresa, per quanto costosa, anzi costosissima per tutti, sia l'unica possibile e, soprattutto l'unica efficace per ridurre e limitare sempre più la circolazione del virus, con cui dovremo probabilmente convivere per qualche tempo".