Coronavirus, Colombo: "Volontari aiutino con consegne a casa"

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Capovolgere il concetto: non "più sanzioni" ma "maggiori diritti". "Siamo abituati a considerare le norme come divieti e comandi, invece possono ampliare le possibilità: perché non si pensa a regolamentare l'ingresso - con un sistema di prenotazione - ai supermercati per evitare la coda? Oppure a un sistema di volontariato per aiutare negozi di alimentari e farmacie a fare le consegne a casa?". L'ex magistrato Gherardo Colombo è una voce fuori dal coro in un Paese che in piena emergenza coronavirus invoca misure sempre più restrittive. "Siamo un popolo allergico alle regole quando ci riguardano personalmente - dice in un'intervista all'Adnkronos -, il nostro approccio è che gli altri le devono osservare, ma per noi stessi troviamo quasi sempre giustificazioni: sono sano e non infetto nessuno (e invece posso essere asintomatico); sono giovane e a me non succede nulla (e invece purtroppo capita anche ai giovani). Facciamo fatica a riconoscere i nostri limiti di esseri umani, manca la consapevolezza di essere tutti nelle stesse condizioni". La Lombardia da prima delle altre regioni fa i conti con la quarantena e con la difficoltà di cose semplici come farsi consegnare la spesa a casa. Gli ordini online si accumulano e le file davanti ai supermercati si allungano, con conseguenze che si preannunciano peggiori in caso di un'ulteriore stretta. "Aiutiamo positivamente le persone e a non uscire coinvolgendo il volontariato, che dia una mano ai negozi perché la spesa sia recapitata a casa in tempi ragionevoli, togliendo le persone dalle strade. Supermercati, farmacie, tabaccai, tutto dovrebbe funzionare così".  

Non solo. Per l'ex magistrato Colombo, "per far rimanere le persone a casa occorrerebbe incentivare i momenti di svago usufruibili, appunto, a casa. La Rai, che è servizio pubblico, potrebbe adeguare la sua programmazione agli anziani, che sono la fetta più consistente del suo pubblico. Occorrerebbe invitare la scuola e i social a sensibilizzare i giovani sull'importanza di evitare il dilagare del contagio. Si potrebbe coinvolgere in momenti interattivi online". I rischi per chi trasgredisce le regole ci sono e non sono pochi: chi si sposta senza rispettare i criteri stabiliti dalla legge compie un reato - punito dall'articolo 650 del codice penale - che comporta un'ammenda fino a 206 euro o l'arresto fino a tre mesi. "Nel caso in cui si dichiari il falso, "sull'identità, lo stato e le altre qualità... della persona" si rischia ancora di più: da uno a sei anni di reclusione". E chi pensa di fare il furbo si ricordi che se viene condannato la 'macchia' resta: "Il certificato penale non è più pulito. Poca cosa se si continua a non capire che non rispettando i divieti si pone a rischio la propria incolumità. Se non serve la minaccia di poter perdere la vita, la vedo davvero dura...", conclude Gherardo Colombo.