Coronavirus, Confindustria Piemonte: clima di fiducia ai minimi

Prs/Glv

Torino, 9 apr. (askanews) - Con l'emergenza coronavirus le imprese piemontesi vedono un futuro a tinte fosche. Lo dice l'indagine congiunturale per il secondo trimestre 2020 realizzata da Confindustria Piemonte, presentata dal presidente Fabio Ravanelli e dal numero uno degli industriali torinesi Dario Gallina, che non ha esitato a parlare di "bollettino di guerra" e a sostenere la necessità di riaprire le fabbriche. "Nessuna impresa, per quanto solida e ben patrimonializzata, può permettersi uno stop prolungato", è il messaggio.

L'indagine parte da un questionario a un migliaio di imprenditori piemontesi diffuso a marzo. Il saldo sulla produzione totale passa da -7,3% a -29,1% e quello sugli ordinativi totali da -7,1% a -33,8%. In forte calo anche le attese sull'export, che passano da -1,2% a -25%. Negative anche le previsioni sull'occupazione, il cui saldo passa da -0,8% a -8,1%.

Si impenna il ricorso alla cassa integrazione, più che doppio rispetto a dicembre: ne fa richiesta il 30,7% delle aziende (dal 14,8% della scorsa rilevazione pre-pandemia), una percentuale per alcuni settori vicina a quella del 2009.

La metalmeccanica è uno dei settori più colpiti dal calo produttivo dovuto alla pandemia (-25,5%). Soffrono in particolare la metallurgia (-43,3%), l'industria elettrica (-36,0%), macchinari a apparecchi (-25,3%) e automotive (-20,7%).

Tra gli altri comparti manifatturieri, spicca l'andamento fortemente negativo di cartario-grafico e legno (entrambi -60%), tessile-abbigliamento (-46,2%), gomma-plastica (-34,1%), chimica (-16,7%), manifatture varie (-28,2%), edilizia (-29,2%) e impiantisti (-22,6%). Fa eccezione l'alimentare, tra i pochi settori necessariamente in attività nonostante le chiusure, che pur segnando una battuta d'arresto, riesce a incassare una contrazione contenuta dell'attività (-14,6%).

A livello territoriale, il clima di fiducia peggiora uniformemente in tutte le aree del Piemonte. A soffrire di più è la provincia di Biella (-44,4%), anche a causa della crisi del tessile iniziata ben prima del coronavirus. Seguono Asti, Verbania e Torino (rispettivamente -34,3%, -33,3% e -32,9%). Alessandria registra un saldo del -30,8%, Vercelli e Novara rispettivamente del -29,3% e -28,1%. A Cuneo il saldo è pari a -18,1%, meno peggio che nelle altre province, grazie alla tenuta del settore agro-alimentare.

Per il presidente di Confindustria Piemonte si tratta di "una crisi molto diversa, per natura e implicazioni, dalla grande recessione del 2008-2009, che pure ha avuto costi altissimi".

"Oggi - ha concluso Ravanelli - è a rischio la tenuta economica e sociale del nostro Paese, non solo qualche punto di Pil. Dobbiamo mettere in campo, insieme alla Bce e all'Europa, tutte le risorse disponibili per sostenere la liquidità delle imprese, aiutare le famiglie e mantenere la continuità delle filiere".