Coronavirus: Consulenti lavoro, in Italia oltre 8 mln 'occupabili' in smart working

Coronavirus: Consulenti lavoro, in Italia oltre 8 mln 'occupabili' in smart working

Roma, 26 feb. (Labitalia) – I lavoratori dipendenti italiani potenzialmente occupabili in smart working (manager e quadri, professionisti, tecnici e impiegati d’ufficio) sono 8 milioni 359 mila. E' la stima dei consulenti del lavoro sul fenomeno portato al centro dell’attenzione dall’emergenza Coronavirus, e dal Dpcm di ieri del governo. E se almeno a un terzo di questi, spiegano i consulenti, fosse concessa la possibilità di lavorare saltuariamente o stabilmente in modalità 'agile', si raggiungerebbero i 2 milioni 758 mila.

Un fenomeno, quello del lavoro 'agile', ricordano i consulenti del lavoro, largamente diffuso in Europa, ma ancora molto poco in Italia. Infatti, ricordano i professionisti, secondo i dati Eurostat, nel 2018 l’11,6% dei lavoratori europei alle dipendenze di imprese o organizzazioni pubbliche praticava smart working, lavorando da casa saltuariamente (8,7%) o stabilmente (2,9%), grazie alle opportunità messe a disposizione delle nuove tecnologie.

In Italia, la percentuale si ferma al 2% (solo 354 mila lavoratori dipendenti), risultando non solo la più bassa d’Europa (poco sopra Cipro e Montenegro), ma anche la più distante da Paesi come Regno Unito (20,2%), Francia (16,6%) o Germania (8,6%). Per non parlare di quelli del Nord Europa, dove la quota di lavoratori che possono lavorare da casa anche con flessibilità oraria sale al 31% in Svezia e Olanda, 27% circa in Islanda e Lussemburgo, 25% in Danimarca e Finlandia.

Nel nostro Paese, nonostante la legge sul lavoro agile (81/2017) abbia introdotto, spiegano i consulenti del lavoro, elementi di flessibilità organizzativa nel mercato del lavoro italiano che, sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologiche, consentono di coniugare gli obiettivi di efficienza e produttività aziendale con il benessere del lavoratore, il numero dei dipendenti coinvolti è ancora estremamente basso. Per quale motivo? Nella maggior parte di casi, la motivazione, sottolineano i professionisti, è dettata da una diffidenza verso soluzioni organizzative innovative, che facciano della cultura del risultato il baricentro del modello gestionale. "Il lavoro agile rappresenta un vero e proprio modello organizzativo per le aziende e necessita di un approccio e di strumenti gestionali diversi da quelli ordinari o emergenziali”, evidenzia il presidente della Fondazione studi consulenti del lavoro, Rosario De Luca.

"Se da un lato sono evidenti i benefici per il dipendente che lavora da casa in termini di conciliazione vita privata e lavoro, riduzione dei tempi e dei rischi legati allo spostamento casa-lavoro, dall’altro lato -continua De Luca- l’adozione di questo modello implica da parte delle aziende uno sforzo organizzativo rilevante in termini di investimento tecnologico; revisione dei processi di lavoro, formazione e valutazione dei dipendenti e soprattutto il superamento delle naturali diffidenze che possono sussistere da parte del management e degli stessi lavoratori".

Organizzare il lavoro 'smart', quindi, è una vera e propria rivoluzione culturale per le imprese, che comporta, spiegano i consulenti del lavoro, un modello di lavoro basato sul risultato ma anche grandi opportunità di crescita. "Ben vengano, dunque, in questo frangente, provvedimenti d’urgenza volti a favorire il lavoro 'agile', ma è assolutamente necessario implementare questa modalità lavorativa con interventi più strutturali e mirati, volti ad incentivarne l’utilizzo e a risolvere anche alcune ambiguità normative, come quelle legate al tema della sicurezza, che ancora ne ostacolano la diffusione", conclude De Luca.