Coronavirus, contagi tra i bambini: al Buzzi 15 ricoverati non gravi

coronavirus-bambini

Mentre le principali notizie sulla pandemia di coronavirus parlano di contagi e decessi tra la popolazione anziana del nostro Paese, in alcuni ospedali del Nord Italia sono numerosi anche i ricoveri di bambini colpiti dal Covid-19. È il caso ad esempio dell’ospedale Buzzi di Milano, dove nelle ultime tre settimane sono stati ricoverati 15 bambini (nessuno di essi fortunatamente in gravi condizioni di salute) che vanno a sommarsi ai 60 casi di coronavirus infantile presenti in tutto il territorio della Lombardia.

Coronavirus, al Buzzi 15 bambini ricoverati

La particolare situazione dell’ospedale Buzzi è stata illustrata da Gian Vincenzo Zuccotti, preside della facoltà di Medicina dell’Università Statale nonché direttore della clinica pediatrica dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco. Zuccotti ha infatti spiegato: “È importante sottolineare che tutti i nostri piccoli pazienti stanno bene e che per fortuna l’evoluzione è assolutamente favorevole. Non ci sono stati casi di bambini in rianimazione.

Il professor Zuccotti smentisce inoltre il dato – riportato da alcuni studi – di un 6% di bambini ricoverati in gravi condizioni, affermando come il decorso clinico dei minori sia assolutamente nella norma: “In Lombardia bambini e ragazzi si sono ammalati e si ammalano ancora, inutile negarlo. Ma non è capitato nessun caso grave. Restano in ospedale una media di 5-7 giorni e vengono curati come nelle polmoniti normali, quelle non dovute a Covid-19″.

Zuccotti spiega infatti come in pochi giorni i bambini reagiscano positivamente alle cure, che in alcuni casi sono comprensive di antibiotico: “Li ricoveriamo e in pochi giorni si sfebbrano, poi magari li teniamo qualche giorno in più in ospedale perché l’assistenza domiciliare con pediatri famiglia in questi giorni è difficile. […] In ogni caso non abbiamo dovuto mai usare il farmaco per l’artrite che viene sperimentato sugli adulti né antivirali.

Virus in circolo da inizio anno

Esaminando i casi di ricovero giunti al Buzzi da inizio anno inoltre, il professor Zuccotti avanza l’ipotesi che il coronavirus sia presente in Italia da ben prima che venisse identificato il cosiddetto paziente uno di Codogno: “Da gennaio abbiamo potuto osservare in molti bambini forme respiratorie febbrili particolarmente lunghe, oltre a polmoniti, magari non particolarmente gravi, ma persistenti. Erano tutte situazioni cliniche abbastanza strane, probabilmente riconducibili al coronavirus che girava nelle scuole e negli asili. Quindi i bambini si contagiavano fra loro e in quei momenti venivano accuditi dai nonni, che poi sono stati i primi ad ammalarsi”.