Coronavirus, crollano le chiamate ai centri antiviolenza

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Da quando si sono prese misure restrittive per l’emregenza coronavirus, i centri antiviolenza per le donne hanno subito un calo delle chiamate del 55%. I centri ora chiedono maggiore supporto dal governo.

Coronavirus, chiamate in calo al 1522

L’emergenza coronavirus ha di fatto monopolizzato tutte le attività sul territorio italiano, perché giustamente l’emergenza sanitaria ha la priorità assoluta, ma questo ha inficiato notevolmente sull’aspetto psicologico di alcune donne in difficoltà.

Da circa due settimane, periodo in cui l’emergenza ha preso forma, i centri antiviolenza dedicati alle donne hanno subito un calo vertiginoso delle chiamate del circa 55%. Dati che spaventano e non poco, visto che la maggior parte delle donne sono costrette a passare il loro tempo chiuse in casa con il loro aguzzino.

Centri chiedono aiuto

Questa volta a chiedere aiuto sono proprio i centri che al momento hanno deciso di fare fronte a questa emergenza nell’emergenza rendendosi disponibili con colloqui su Skype, telefonate e case su Booking, sapendo benissimo che questo non può bastare. Mancano i fondi necessari per garantire il pieno sostegno, e ora i centri chiedono maggiori campagne di sensibilizzazione e di comunicazioni strategiche.

Il Ministro delle Pari Opportunità e della Famiglia Bonetti ha garantito quasi 50 milioni in questi due anni, soldi che però in questo momento faticano ad essere stanziati. “La attendiamo al varco – dice Antonella Veltri, presidente di D.i.Re Donne in Rete contro la violenza-perché se non saranno mantenute le promesse torneremo alla carica”. “Non riescono neanche a comunicare- continua la presidentessa- Non è sufficiente che il governo inviti a telefonare al 1522, serve mettere realmente le donne nelle condizioni di chiedere aiuto. Bisogna suggerire loro dei modi alternativi per chiedere assistenza e contattarci. È vero che c’è anche una chat, ma è valida solo per il 1522, quelli territoriali non ce l’hanno tutti“, conclude Veltri.