Coronavirus: da A come 'Autocertificazione' a Z come 'Zona Rossa', l'Abc pandemia/Adnkronos

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di Ilaria Floris  

Tra le varie 'nuove abitudini' degli italiani in tempo di Coronavirus c'è sicuramente un nuovo frasario, ormai entrato nelle conversazioni quotidiane di tutti. Tra il serio e il faceto, perché anche di sorridere c'è molto bisogno, abbiamo chiesto allo scrittore e linguista Massimo Roscia, autore di 'La strage dei congiuntivi' e 'Di grammatica non si muore', di ipotizzare insieme l'abbecedario della pandemia. Ecco alcuni stralci, in esclusiva per Adnkronos. 

AUTOCERTIFICAZIONE. Si comincia dalla A, come 'Autocertificazione'. "È vero che è scritto persino nella Costituzione – 'L’Italia è una Repubblica burocratica fondata sulla carta' – ma diamoci comunque una calmata", esordisce Roscia. "Continuando di questo passo, presto il numero dei modelli per l’autocertificazione supererà quello dei tamponi effettuati. La gente, confusa e disorientata dalla raffica di Dpcm, non sa più cosa fare. Dopo avere scaricato i file rinominandoli in rapida sequenza (Autocertificazione 1, 2, 3, 4, bis, ter, poker, scala reale, rev aggiornata, ultima versione, versione definitiva, versione lo-giuro-stavolta-definitivissima…), lancia l’ennesima stampa in formato A4, maledicendo la lobby dei produttori di toner e continuando a chiedersi: «Noio volevam savuar... per andare dove dobbiamo andare, quale autocertificazione dobbiamo stampare?".  

BALCONE. La B ai tempi del Coronavirus non può che riferirsi a 'Balcone'. "Che sarà, che sarà, che sarà? Che sarà della mia vita chi lo saaa? Altro che Teatro Ariston, ormai è il balcone il vero palco degli italiani -osserva lo scrittore- Fratelli d’Italia, Azzurro, Nel blu dipinto di blu, Roma capoccia, O mia bela Madunina, Napule è… E, in un crescendo trash, Il pulcino Pio, Macarena, A me me piace ’a Nutella… Il repertorio è vasto, i generi musicali diversi, i risultati non sempre all’altezza. Ma non importa; l’attività canora collettiva serve a far passare il tempo, allentare la tensione, combattere la solitudine, scacciare qualche piccione dal davanzale e, da ultimo, sconfiggere la paura".  

CARTA IGIENICA. Scorrendo le prime tre lettere del 'nuovo dizionario' giungiamo alla C, ovvero 'Carta igienica'. "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, e ominidi uscire dal supermercato con carrelli strabordanti di carta igienica -declama Roscia citando 'Blade Runner'- Dodici confezioni famiglia da ventiquattro rotoli cadauna, a quattro veli e mille strappi, in pura ovatta di cellulosa, morbida, profumata e resistente. E, per fortuna, 'tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia'".  

FAKE NEWS. Saltabeccando di qua e di là, apriamo a caso alla F, come 'Fake news'. "Notizie false, bufale o -con una parola più colorita che rimarca bene la diffusa sconcertante stupidità- autentiche cazzate. Quante ne stiamo leggendo e ascoltando questi giorni! -sottolinea il linguista- L’invasione dell’esercito americano, il piano segreto di Bill Gates, i controlli casa per casa, i cinquecento leoni liberati in strada come dissuasori... Naturalmente non mancano quelli che individuano in curcuma, zenzero e quinoa (le bacche di goji e i semi di chia sono passati di moda da un pezzo, insieme ai leggins stampati e alle gonne a palloncino), i rimedi taumaturgici capaci di renderci immuni a tutto. Tranne che alle cazzate". 

LOCKDOWN. La lettera L ha un rimando esotico ed esterofilo: 'Lockdown'. "Dopo avere proclamato il lockdown, la task force appositamente costituita dal ministero del Welfare ha ora una nuova mission: prevedere una graduale exit strategy e definire, asap, nell’ambito di una quanto più ampia vision, una roadmap -scherza Roscia- che, attraverso screening mirati, briefing continui e follow-up puntuali, consenta, step by step e day by day, di contenere il virus (da pronunciarsi vairus), monitorando il trend, invocando i bond, affinando le skill, isolando i cluster, distanziando i droplet e legando ai pali della luce tutti quei runners che ancora non hanno compreso la gravità della situation".  

QUARANTENA. E per finire, ci posiamo sulla Q, come 'Quarantena'. "Secondo il nuovo e ormai comune significato attribuito al termine, la quarantena è quella cosa che uno se ne sta chiuso dentro casa, zitto e buono, a lavorare in maniera agile (che poi ’sto lavoro, tra il passaggio dell’aspirapolvere, l’urlo del bambino, la linea che cade e la macchia di sugo sulla tastiera, tanto agile non è)", spiega lo scrittore. 

Che descrive perfettamente situazioni che tutti conosciamo: "Vestirsi solo dal mezzobusto in su (tanto nelle videochiamate non si vede che siamo ancora in pigiama e ciabatte), impastare, impanare e friggere anche la lettiera del gatto, rivedere 'Una poltrona per due' pure se non è Natale, fare dirette Instagram, seguire un corso di epistemologia delle doppie punte. Il tutto per attuare il cosiddetto distanziamento sociale, evitare contatti e assembramenti (già che ci siamo: si dice assembramenti e non assemblamenti) e rallentare così, se non fermare del tutto, la diffusione di questo maledettissimo virus".