Coronavirus, Diocesi Roma: per decisioni chiese consultato il Papa

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Roma, 13 mar. (askanews) - Tanto la decisione, ieri, di chiudere tutte le chiese di Roma, quanto quella, oggi, di riaprire le sole chiese parrocchiali, sono state prese dal cardinale vicario per la diocesi di Roma dopo aver consultato il Papa: lo spiega in una lettera lo stesso cardinale vicario, Angelo De Dontis.

"Con una decisione senza precedenti, consultato il nostro Vescovo Papa Francesco, abbiamo pubblicato ieri, 12 marzo, il decreto che fissa la chiusura per tre settimane delle nostre chiese", scrive il porporato. "Non ci ha spinto una paura irrazionale o, peggio, un pragmatismo privo di speranza evangelica. Ma l'obbedienza alla volontà di Dio. Questa volontà ci si è manifestata attraverso la realtà del momento storico che stiamo vivendo. È obbedienza alla vita, che è forse il modo più esigente con cui il Signore ci chiede di obbedirgli".

Il contagio da coronavirus, spiega De Donatis, "si sta diffondendo in maniera esponenziale. In pochissimi giorni il numero degli infetti raddoppia, e di questo passo non è difficile prevedere che in due mesi raggiunga l'ordine di decine di migliaia di persone solo in Italia. È evidente il rischio di collasso delle strutture sanitarie, già ventilato da molti, soprattutto per la sproporzione tra le risorse di terapia intensiva disponibili e il crescente numero di malati. Potrebbe perdere la vita un numero elevato di persone, soprattutto anziani e soggetti vulnerabili. Possiamo arginare questa tragica eventualità solo applicando misure per frenare il contagio e permettendo al S.S.N. di riorganizzarsi. Gli italiani crescono nella consapevolezza che dietro all'invito di non uscire di casa c'è un'esigenza improcrastinabile di curare il bene comune. È questa la realtà che stiamo vivendo. Cosa ci chiede il Signore, qual è la sua volontà, quella a cui siamo tenuti ad obbedire? Fare del nostro meglio e dare il nostro contributo per la salute di ognuno. Stringersi gli uni agli altri non fisicamente, ma con la solidarietà reciproca, perché gli anziani e i malati, che in questo momento sono i "piccoli" che Gesù mette al centro, possano percepire che c'è una società intera, Chiesa compresa, che non si rassegna alla loro morte. Di fronte a questo l'esigenza spirituale del popolo di Dio di radunarsi per celebrare l'Eucarestia diventa per noi cristiani oggetto di una rinuncia dolorosa. C'è prima l'esigenza spirituale della carità della cura per i nostri fratelli. Purtroppo, recarsi in chiesa non è differente dall'andare in altri luoghi: è a rischio contagio".

Ma "un'ulteriore confronto con Papa Francesco, questa mattina", scrive ancora il cardinale vicario per la diocesi di Roma, "ci ha spinto però a prendere in considerazione un'altra esigenza: che dalla chiusura delle nostre chiese altri 'piccoli', questa volta di un tipo diverso, non trovino motivo di disorientamento e di confusione. Il rischio per le persone è di sentirsi ancora di più isolate. Di qui il nuovo decreto che vi viene inviato con questa lettera e che contiene l'indicazione di lasciare aperte le sole chiese parrocchiali e quelle che sono sedi di missioni con cura d'anime ed equiparate".