Coronavirus: Donne della birra, 'ristori adeguati e promozione filiera'

·3 minuto per la lettura
Coronavirus: Donne della birra, 'ristori adeguati e promozione filiera'
Coronavirus: Donne della birra, 'ristori adeguati e promozione filiera'

Roma, 8 feb. (Labitalia) – Il comparto della ristorazione sta soffrendo e con esso tutta la filiera. L’associazione Le Donne della Birra, in rappresentanza di una trentina di birrifici artigianali in tutta Italia e di circa 50 professioniste del settore birrario impegnate nella ristorazione, nella comunicazione e nella distribuzione, vuole portare l’attenzione delle istituzioni sulle difficoltà in cui versa tutto il comparto.

"In particolare, le nostre socie – si legge in una nota – lamentano: l’assoluta scarsità dei sostegni economici previsti per i birrifici, quantificabili in poche migliaia di euro e quindi non in grado di compensare perdite, che hanno raggiunto anche l’80% del fatturato dell’anno precedente; l’assoluta mancanza di sostegni economici per attività di ristorazione per bar e pub affiancati al birrificio come attività principale; continue chiusure e aperture che non permettono un’adeguata organizzazione del lavoro; nuovi adempimenti (costoso conta litri fiscale, per esempio) che aggravano ulteriormente la difficile situazione; mancate proroghe per contributi e tributi".

Sottolineando, tra l’altro, che, su 444mila persone che hanno perso il posto di lavoro lo scorso anno, 312mila sono donne, l’associazione Le Donne della Birra chiede che il Recovery Plan preveda: "Ristori adeguati proporzionali ai cali di fatturato; aiuti economici a fondo perduto per l’ampliamento dei dehor dei pubblici esercizi utili a favorire la sicurezza sanitaria durante i consumi; aiuti economici a fondo perduto per nuovi progetti a vantaggio del settore birrario, comparto che negli ultimi anni ha dato luogo alla creazione costante di nuovi posti di lavoro".

E ancora, prosegue l'associazione: "Aiuti economici per l’inserimento delle donne nel comparto birrario con professionalità che valorizzino le attitudini più tipiche della figura femminile (sommelier della birra, studio ricette, analisi qualità, accoglienza e ospitalità) e con provvedimenti generali, quali maggiore accesso al credito, maggiori agevolazioni per la maternità, ecc.; sconti in un regime di tassazione particolarmente gravoso a fronte dei mancati incassi dovuti alle chiusure forzate delle strutture ristorative; semplificazioni burocratiche e snellimento delle procedure per accedere a eventuali finanziamenti".

Infine, sostiene l'associazione, "sarebbe opportuna, in un’ottica di lungo periodo, una seria promozione della filiera della materia prima italiana (malto e luppolo)". "Sostegni concreti per l'acquisto di terreni e micromalterie – spiega – potrebbero legare veramente la birra italiana ai propri terroir, come per il vino, coinvolgendo un numero sempre maggiore di attività e dando un importante valore aggiunto al prodotto anche in termini qualitativi e di salubrità (biologico). Ciò consentirebbe il recupero di varie aree coltivate in abbandono e la creazione di reddito anche in zone svantaggiate, oltre a un calo dell'impatto ambientale in virtù di una filiera più corta".

“La filiera brassicola, se sostenuta adeguatamente, è in grado di offrire nuovi posti di lavoro – ha affermato Elvira Ackermann, presidente dell’associazione Le Donne della Birra e imprenditrice del settore – e una ripresa economica veloce. Le donne possono essere grandi protagoniste di una realtà produttiva a dimensione locale altamente valorizzata in un’ottica di consumi sostenibili e da riconversioni ambientali. Oltre a ciò, chiediamo che al più presto venga data la possibilità di riaprire a pieno ritmo le strutture della ristorazione con norme chiare e condivise, offrendo l’opportunità al consumatore di riavere in piena sicurezza un prodotto d’eccellenza tutto made in Italy”.