Coronavirus, Dottoremaèveroche: gli anziani sono più fragili

Mpd

Roma, 24 mar. (askanews) - Di fronte alle malattie non siamo tutti uguali e il caso del SARS-CoV-2 non fa eccezione. Le persone anziani sono più vulnerabili di giovani e adulti e i maschi sembrano essere più a rischio delle donne.

E' la pagina Fnomceo "Dottore ma vero che?" a fornire un approfondimento sulla questione. "Se il virus non facesse distinzioni - spiega - gli anziani morirebbero nella stessa misura dei giovani. Invece, secondo lo studio condotto dal Centro per il controllo delle malattie della Repubblica Popolare Cinese e pubblicato a fine febbraio 2020 su un'importante rivista medica statunitense, su cento persone di età superiore agli 80 anni che si ammalano ne muoiono oltre 14, mentre se consideriamo i dati nella popolazione generale i morti sono poco più di due. Precisamente, nello studio citato, nel 2,3% degli oltre 44 mila casi confermati al momento della pubblicazione l'esito della malattia è stato infausto e ha visto la morte del malato. Ma la percentuale sale al 14,8% tra le persone di età superiore agli 80 anni. Quindi, una prima differenza riguarda l'età: di fronte alla malattia le persone anziane sono più vulnerabili di giovani e adulti.

A proposito, in Italia la letalità a causa di SARS-CoV-2 è maggiore che in altri Paesi? "La letalità stratificata per fasce di età non è più alta di quella di altri Paesi" sottolinea Graziano Onder, direttore del dipartimento di Malattie cardiovascolari, dismetaboliche e dell'invecchiamento dell'Istituto Superiore di Sanità. "Scontiamo un'età media molto alta e una percentuale significativa della popolazione che ha più patologie, un fattore che aumenta il rischio di morte".

Quella relativa alla letalità di giovani e anziani di fronte al virus è l'unica differenza? "No: come abbiamo detto, di fronte al SARS-CoV-2 sono le persone che già soffrono di altre malattie a essere più in pericolo. Il tasso di letalità - ricordiamo che con questa espressione si indica il numero di decessi per la malattia in relazione al numero di persone che hanno contratto quella stessa patologia - è più elevato nelle persone che soffrono di malattie cardiovascolari (il 10,5% non sopravvive) o nei malati di diabete (la mortalità è circa del 7%). Maggiore letalità anche nelle persone con malattie respiratorie croniche (il 6% circa), con ipertensione (6%) e nei malati di cancro (5,5% circa). Nello studio prima citato, nelle persone che non erano portatrici di altre malattie il tasso di letalità della SARS-CoV-2 era inferiore all'1% (0,9%). La maggiore gravità del SARS-CoV-2 nella popolazione anziana è coerente con una situazione che vede l'invecchiamento della popolazione tipicamente accompagnato da un aumento del carico delle malattie non trasmissibili, quali per l'appunto quelle cardiovascolari, il diabete, le malattie polmonari croniche ostruttive e i tumori".

(Segue)